CAPITOLO 6: La Terra dei Laghi – Gli Ittici – La Colonna delle Voci

Gli specchi d’acqua riflettevano il magenta del cielo, fin dove l’occhio arrivava. L’orizzonte si perdeva tra le nebbie, insieme al riverbero di quella moltitudine di laghi, tra la bassa vegetazione e le canne di bambù che affioravano un po’ ovunque. L’aria odorava di orchidee.
Jade osservava quel nuovo paesaggio mentre discendeva l’altura insieme ai suoi due compagni. Misar le camminava accanto aiutandosi con il suo bastone, mentre Yumo li seguiva qualche passo più indietro. Guidava i due muli attraverso il sentiero, guardandosi intorno di tanto in tanto. Il senso del pericolo del Protettore, affinato come in nessun altro, era costantemente all’erta.
Erano trascorsi una quindicina giorni da quando avevano lasciato il deserto. Misar sperava di poter avere qualche informazione sulla posizione della gilda attraverso la consultazione di una Colonna delle Voci. Per questo si erano diretti verso i laghi. Il vecchio era convinto che da qualche parte laggiù doveva essercene una. Il padre di Jade gliene aveva parlato una volta.
La posizione di questi luoghi di sapere e di scambio di informazioni, che secondo la mitologia Arcon furono messi dallo stesso Seidon per aiutare gli uomini a rintracciarsi in quel mondo così mutevole, cambiava insieme a tutto il resto, ma gli erranti divulgavano con impegno la conoscenza delle loro ubicazioni. Si diceva che venivano addirittura disegnate delle mappe speciali chiamate Carte a Proiezione, in cui venivano tracciate le possibili traiettorie di spostamento delle colonne. Jade non ne aveva mai viste, ma ne intuiva il loro funzionamento.
Molti studiosi avevano cercato di trovare un senso allo spostamento delle terre di Limbo. In realtà la deriva del mondo verso il Sole Rosso, lo strappo all’orizzonte che risucchia le terre in eccesso, avviene in modo abbastanza casuale. Ma alcune proiezioni rinvenute attraverso attente osservazioni di questi mutamenti sono risultate esatte. Per questo i Cartografi, rari personaggi che errano Limbo studiandone la sua mutevolezza, hanno una grande reputazione tra le comunità Arcon.
In quel momento un Cartografo sarebbe stato per loro di grande aiuto. Anche se la Colonna doveva trovarsi in quel luogo, potevano impiegarci un’intera stagione prima di riuscire  trovarla, e solamente dopo aver setacciato quelle terre in lungo e in largo.
Misar si fermò d’un tratto, scrutando l’orizzonte in direzione degli specchi d’acqua. Cercava di attutirne il riflesso con l’aiuto della mano. Gli occhi divennero due fessure e le folte sopracciglia si incurvarono.
«Laggiù!» disse.
Jade si era fermata accanto al vecchio e anche lei sondava il paesaggio alla ricerca di qualche traccia che indicasse loro una direzione da prendere. Seguì l’indicazione di Misar, che puntava il dito verso una larga distesa d’acqua sul lato sinistro del bacino verso cui discendevano, ma non vide niente.
«Cosa?»
«Un pescatore. Deve essersi insediata una comunità. Forse sapranno dirci qualcosa…»
Finalmente la ragazza riuscì a vedere quella striscia galleggiante che era la barca di un pescatore. Si rimisero in marcia puntando verso quella direzione, tenendo gli occhi ben aperti nella speranza di trovare altre tracce di una comunità presente nel luogo.
Jade aveva avuto altri sogni. La maggior parte di questi l’avevano confusa, altri invece l’avevano terrorizzata. Poco prima, mentre discendevano il sentiero, si era sentita come toccare da qualcosa. Una parte di lei aveva riconosciuto in quel tocco interiore la presenza dell’uomo dei sogni. Si era fermata ascoltando, mentre i suoi compagni la guardavano chiedendosi il motivo di quella strana sosta. Era stata questione di un momento. Un tocco lieve ma profondo, che l’aveva trapassata dalla testa ai piedi. E proprio attraverso le dita dei suoi piedi aveva avvertito quella presenza andarsene. Qualcosa le diceva che l’uomo dal volto scarno e gli occhi di ghiaccio era molto vicino.
Il sentiero, una volta raggiunta la piana più sotto, si perdeva nella bassa vegetazione che circondava i laghi. Il terreno era più morbido e l’aria più pesante. L’odore delle orchidee si era fatto quasi insopportabile, e Jade si augurò che trovassero in fretta ciò che stavano cercando. Non credeva di poter abituarsi a quell’odore.
Aggirarono alcuni stagni percorrendone le rive. Il terreno diventava sempre più melmoso e i loro stivali affondavano abbondantemente nel terreno. I muli si lamentavano di quel cammino, ma Yumo sapeva come tranquillizzarli. Si diceva che gli Arenty avessero una speciale empatia con gli animali, e che riuscissero a comunicare con loro in una forma sconosciuta di linguaggio.

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Raggiunsero il luogo dove avevano avvistato il pescatore. La barca galleggiava solitaria in mezzo a quello specchio d’acqua, e un uomo molto alto e sottile se ne stava in piedi al centro di questa. Jade ne riusciva a scorgere solo la sagoma, nel riflesso abbagliante della superficie del lago. L’uomo era immobile e teneva una lancia da pesca alta sopra la testa, pronta per trafiggere la preda appena questa si fosse avvicinata alla barca. Portava un ampio cappello di forma conica, indumento che lo identificava come appartenente alla comunità degli Ittici. I tre rimasero in silenzio osservando la scena che stava per compiersi. Qualsiasi rumore avrebbe spaventato il pesce e deconcentrato il cacciatore pronto al colpo.
La lancia saettò dalle mani dell’uomo immergendosi quasi totalmente. L’acqua ribollì accanto alla barca, segno che preda si stava dimenando. Quindi il pescatore caricò sulla barca il pesce infilzato, un esemplare grande quanto un bambino. Poi, come se si fosse accorto in anticipo della presenza dei tre, guidò la barca verso di loro.
Gli Ittici erano i pescatori di Limbo, un comunità antica e pacifica che aveva pochi contatti con gli altri Arcon. Non pescavano mai più di quello che serviva a loro e quindi non commerciavano il loro prodotto come facevano invece la maggior parte delle comunità, ma a volte davano delle grandi feste in riva ai laghi o ai fiumi. Arrostivano grossi pesci e suonavano i loro flauti di bambù per la gente che voleva partecipare. Tutti erano invitati e le feste potevano durare anche due o tre giorni consecutivi.
Pescavano su imbarcazioni leggere, facili da trasportare nel momento in cui cambiavano insediamento. Spesso risalivano i fiumi cercando nuove zone di pesca, ma rimanevano sempre nell’entroterra di Limbo. Come altre comunità, temevano il mare e lo evitavano di proposito.
La barca scivolò dolcemente lungo la riva, fermandosi a pochi passi da loro. Il pescatore rimase in piedi dov’era e salutò i tre con un cenno della mano. Sembrava restio a scendere sulla terra ferma. Il cappello proiettava un’ampia ombra sul suo volto nascondendone i lineamenti.
«Salve pescatore» salutò di rimando Misar. «Ci hai fatto assistere ad un grande spettacolo di caccia.»
L’uomo chinò la testa in risposta al complimento del vecchio. Gli Ittici erano famosi per la loro parsimonia comunicativa. Parlavano solo quando era necessario, e a volte neanche allora. Misar conosceva bene la loro reputazione, così non perse tempo in altri convenevoli ed arrivò subito al punto.
«Ci è stato detto che in questo luogo si trova una Colonna. Vorremmo aggiornarci sul tempo e su altre questioni del mondo. È molto importante per noi consultarla. La tua gente sa dove si trova?»
Immobile e silenzioso, l’Ittico sembrava non aver udito una parola di quello che il vecchio gli aveva appena detto. Jade era sul punto di spazientirsi, ma si accorse che l’uomo la stava osservando. Anzi, osservava il medaglione che portava intorno al collo. Con un gesto istintivo si portò una mano al petto, cercando con lo sguardo il suo Protettore. Yumo si era già accorto dell’occhiata che il pescatore aveva dato all’oggetto, e Jade poteva quasi udire il rumore della tensione dei muscoli del gigante muto.
Ma il pescatore non sembrò fare caso a tutto ciò. D’un tratto parlò, e la sua voce era sottile e armoniosa.
«Kawen sa dove si trova. Dovete seguirmi.»
E detto ciò smontò dall’imbarcazione e si caricò il grosso pesce sulle spalle. Poi si incamminò lungo la riva del lago, in direzione di un insenatura oltre la quale la bassa vegetazione lasciava il posto ad alte canne di bambù. I tre lo seguirono non senza qualche difficoltà. L’uomo si muoveva rapido nonostante il fardello che si portava sulle spalle. Aggirarono l’insenatura e attraversarono quella che sembrava un’apertura attraverso il canneto. Il terreno del sentiero diventò più solido a mano a mano che si allontanavano dal lago. Erano completamente circondati da alte e svettanti piante di bambù.
D’un tratto l’uomo si fermò voltandosi verso di loro.
«Avete bisogno di ristoro?»
La domanda suonava forzata. Misar declinò l’invito.
«No, ma avete la nostra gratitudine.»
«Va bene. Aspettatemi qui.»
Poi proseguì lungo il sentiero scomparendo velocemente alla loro vista.
«Che succede?» domandò Jade con un leggero nervosismo. Ricordava lo sguardo che l’uomo aveva dato all’amuleto. Ne era forse stato incantato? Si diceva che gli oggetti di famiglia facessero questo effetto su alcuni uomini. La sola vista poteva indurre al delitto…
«Non preoccuparti…» cercò di tranquillizzarla Misar. Ma anche lui sembrava teso. Intanto Yumo aveva estratto lo spadone. Per il gigante non si poteva essere mai troppo cauti.
Attesero oltre il tempo di una pausa, avvertendo la tensione salire. Jade era sul punto di chiedere al compagno di tornare indietro. Nel silenzio irreale di quel canneto, in cui le foglie dei flessuosi bambù si muovevano appena, la giovane Keeper si sentiva come un topolino in gabbia.
Poi udì dei passi che venivano dal lato in cui si era allontanata la loro guida. Apparve il pescatore ed insieme a lui c’era un altro uomo, di aspetto simile e con un identico cappello. Doveva trattarsi di Kawen.
L’uomo che li aveva guidati nel canneto parlò.
«Lui può aiutarvi. Io ho compiuto il dovuto. Adesso devo lasciarvi» e con un gesto del capo salutò i tre, poi ritornò sui suoi passi e scomparve tra il fitto bambù.
Anche Kawen aveva gli stessi modi distaccati del suo compagno. Disse loro solo una parola: “seguitemi”. Poi partì di gran lena in direzione del lago in cui avevano visto il pescatore. Aggirarono la distesa d’acqua ed entrarono in una zona molto più paludosa. I muli facevano fatica a proseguire anche a causa del pesante carico. Ma l’Ittico assicurò loro che il tratto sarebbe stato breve.
Al profumo nauseante delle orchidee si erano aggiunti gli insetti della palude. Ci fu un momento in cui Jade pensò di non riuscire più ad andare avanti. La testa incominciò a girarle e le si annebbiò la vista. Si sentì afferrare per un braccio, una stretta tempestiva ma gentile. Si accorse che Yumo la stava sorreggendo, mostrandole un sorriso piatto che le fece comunque piacere.
Kawen aveva detto la verità. Il terreno tornò ad essere meno paludoso e gli insetti diminuirono. Entrarono in un boschetto di felci e proseguirono per uno stretto sentiero. Il percorso non era dei più facili, ma almeno l’odore delle orchidee si era attenuato e Jade ritrovò la lucidità necessaria per proseguire da sola. Ringraziò il gigante muto che le rispose con uno sguardo di adorazione.
Uscirono dalla bassa vegetazione e si ritrovarono davanti ad un ampia distesa d’erba alta. In mezzo alla pianura, come uno specchio incorniciato, vi era una distesa d’acqua argentata di forma quasi perfettamente rotonda. Si era alzato un vento leggero che accarezzava il prato e increspava lievemente la superficie del lago. Vi era un salice dalla gigantesca chioma che cresceva sulla riva. Il vento lo faceva danzare dolcemente al ritmo di una musica inudibile.
«Laggiù!» disse l’Ittico indicando l’albero danzante. «Proprio sotto quel salice si nasconde la colonna.»
«Vi siamo molto grati pescatore» rispose Misar. «Possiamo ripagarvi della vostra gentilezza in qualche modo?»
Kawen guardò il vecchio da sotto l’ampio cappello conico. Jade non riusciva ad indovinare la sua espressione, ma per un attimo ebbe la sensazione che lo sguardo dell’uomo si fosse posato sul suo amuleto. La Keeper pregò che non chiedesse l’oggetto come pegno del suo servizio.
Anche Misar sembrò accorgersi di quello sguardo. Allungò la mano in direzione dell’uomo porgendogli un piccolo sacchetto di pelle.
«Ecco qua. Non è molto, ma credo che possano piacere alla tua compagna.»
Kawen afferrò il sacchetto e lo aprì. Una manciata di piccole perle di fiume scivolarono nella sua mano. L’Ittico le osservò di sfuggita, poi tornò a guardare in direzione di Misar, e forse anche di Jade. Sembrava sul punto di voler fare un’altra proposta, ma cambiò idea. Rimise le perle nel sacchetto e se lo infilò nella tasca dei sui larghi pantaloni da pescatore.
«Avete bisogno di ristoro?»
Era il codice del pescatore. Ogni Ittico era obbligato ad offrire il ristoro agli erranti, malgrado quello che pensasse di loro. Jade si domandò se non fosse proprio a causa dell’amuleto che i due pescatori si erano dimostrati così distaccati nei loro confronti.
«Grazie, ma non possiamo» rispose Misar. «Ma portate i nostri saluti e ringraziamenti a tutta la vostra comunità. Possa Seidon abbracciarvi col suo amore.»
Kawen ringraziò con un cenno con il capo, poi tornò sui suoi passi in direzione della palude. In un attimo i tre non furono più in grado di vederlo.
Misar guidò il gruppo lungo la riva dello specchio d’acqua. Il salice si trovava sulla sponda opposta, un esemplare gigantesco le cui fronde ricadevano sulla superficie del lago creando una zona d’ombra imperscrutabile. Le colonne erano sempre legate ad un luogo particolare che molti Arcon avrebbero definito magico. In realtà la magia risiedeva unicamente nella colonna, e non nel paesaggio circostante. Jade però non poté fare a meno di pensare che quel luogo fosse in qualche modo incantato, uscito da una terra di sogno o da una favola per bambini. L’argento del lago era abbagliante, il prato sfumava dal giallo oro al verde più intenso, mentre le carezze del vento giocavano insieme alle sfumature creando strani effetti ottici. E poi c’era l’albero, il sovrano assoluto di quel luogo circoscritto, apparso d’improvviso all’interno di un bosco di felci. Per un attimo si sentì parte di una rappresentazione, protagonista o pedina di una storia narrata intorno al fuoco.
Si fermarono a una decina di passi dal grande salice. Non riuscivano a vederne il tronco a causa delle abbondanti fronde che lo ricoprivano formando una specie di tenda naturale. La colonna doveva trovarsi al suo interno, nascosta nell’ombra di quello strano antro.
Yumo si avvicinò alle fronde e ne scostò un drappo, sbirciando all’interno alla ricerca di qualche pericolo. Dalle ombre sotto il salice provenne un odore pungente di sottobosco e di funghi insieme ad un riverbero rosato di natura indefinita. Jade sporse la testa verso l’apertura cercando di vedere meglio. Vi era un basso piedistallo di forma cilindrica che spuntava da un tappeto di foglie umide. La colonna era levigata come madreperla e trasparente come il quarzo. Emanava una strana luminescenza che variava dal rosa all’arancio, in una pulsazione regolare che poteva ricordare il battito di un cuore.
Misar fece strada all’interno dell’antro, seguito dappresso dalla ragazza. Yumo assicurò i muli legandoli ad un ramo e poi entrò insieme ai suoi compagni. Nonostante la sua mole, la cupola di fronde poteva accoglierlo tranquillamente.
Una volta sotto il salice Jade si sentì come trasportare in un luogo diverso. Il lago rotondo ed il prato d’erba alta non erano scomparsi solo alla sua vista, ma qualsiasi altra sensazione le diceva che non esistevano più. Avvertiva che oltre quel drappo di fronde che li circondava non ci fosse più niente. Il vuoto assoluto.
La sensazione durò un istante, poi tornò a concentrarsi sull’oggetto che aveva davanti, la Colonna delle Voci. Non ne aveva mai vista una prima di allora. Nella sua comunità solo i primi cacciatori si recavano a volte a consultarle, quando fortuitamente s’imbattevano in una di queste. Misar invece sembrava conoscerle. Posò entrambe le mani sull’estremità di quel cilindro rosato che spuntava dal terreno in maniera così innaturale, e chiuse gli occhi invitando i suoi compagni a non far rumore. La lettura avveniva in silenzio e poteva durare anche la metà di un margine, a seconda delle informazioni che si cercava.
Nessuno sapeva quante colonne ci fossero su Limbo. Anche queste si spostavano insieme alle terre, ma erano disseminate in maniera uniforme, così da poter raggiungere tutte le comunità erranti e stabili del mondo. Chiunque poteva utilizzarle, lasciandovi notizie oppure consultandole. Bisognava fare attenzione a non venire ingannati dalle false indicazioni. Vi erano insidie nei messaggi lasciati, e qualcuno parlava dei Corruttori di Menti, gente astuta che manipolava le persone attraverso insidiosi messaggi.
Misar rimase attaccato alla colonna per il tempo di due pause. Yumo e Jade restarono accanto al vecchio per tutta la durata della consultazione. La ragazza notò che all’interno della cupola di fronde anche tutti i suoni esterni erano attutiti. Il vento, che soffiava leggero sul lago e l’erba alta, sembrava scomparso. La sensazione di trovarsi in un luogo distante non l’abbandonò per tutto il tempo in cui rimasero là dentro. Quando finalmente Misar staccò le mani dalla colonna, chiese agli altri di uscire. Anche per lui quel luogo era diventato fatto soffocante.
Una volta fuori dalla cupola il vecchio parlò.
«Ho letto solo parte delle notizie più recenti. È un periodo di fermento, sembrerebbe. Stanno accadendo molte cose, la maggior parte delle quali sono per me indecifrabili.»
«Che genere di cose?» domandò la ragazza.
«I Testimoni di Seidon si stanno allargando, perseguitando i maghi e gli eretici. La Torre Galleggiante è in movimento, portando con se distruzione e follia. Erano molte stagioni che non se ne sentiva parlare. I Dowa dedicano molti canti al cielo, segno che la paura accarezza il mondo. Qualcuno dice anche che il tempo dell’Emersione è vicino, ma non darei molta importanza a questa notizia. C’è sempre qualcuno che profetizza un imminente avvento dell’eclisse.»
Mentre parlava, cercando di ricordare quello che aveva decifrato durante la consultazione, Misar osservava assorto la superficie argentea del lago. Jade ebbe un brivido quando sentì nominare la Torre Galleggiante. Il delirante demolitore di Limbo, lo stregone Sawar. Più volte aveva pensato e temuto e che l’uomo dei sogni fosse proprio lui. No, non era una storia per bambini. La Torre esisteva per davvero.
«E la gilda?» chiese lei.
«Siamo fortunati ragazza. La gilda è passata di qua non molto tempo fa. Era diretta verso le piane oltre i laghi. Forse riusciremo a raggiungerla se la comunità ha deciso di accamparsi.»
Jade non poté fare a meno di notare l’ansia che era scesa sull’espressione del vecchio. Continuava ad osservare il lago, perso in pensieri insondabili.
«Cosa c’è che non va?»
«Niente, probabilmente. Vi era un messaggio strano nella colonna. Non sono riuscito a capirlo, ma nascondeva qualcosa.»
«Che diceva?»
«Una frase senza senso, ma che non riesco a togliermi dalla testa. La frase occupava ogni spazio della colonna, come un libro scarabocchiato con un inchiostro rosso.»
Il vecchio voltò lo sguardo verso la ragazza, due fessure cespugliose.
«Diceva: nella verità muore la speranza!»

Continua venerdí prossimo

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Published in: on ottobre 23, 2009 at 7:28 am  Comments (2)  
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