CAPITOLO 15: Un destino non ancora scritto

PREVIOUSLY ON LIMBO

L’eclisse ha annunciato il tempo dell’Emersione. Gli Arcon credono che consegnando al Guardiano di Mountoor, la montagna sacra, gli oggetti sacri di Seidon, il vecchio mondo tornerà e Limbo smetterà di essere una terra cangiante ed instabile. Gli Elenty, maghi immortali primordi, sanno che la verità è un’altra. L’Eclisse è la campana che segna la fine del lungo tempo di attesa dentro Limbo, un mondo virtuale costruito per conservare l’eredità dell’umanità perduta.

Solamente gli Elenty e le loro copie conservate negli oggetti sacri saranno in grado di lasciare Limbo. Gli Arcon, essendo entità digitali fittizie, non potranno in alcun modo uscire dal loro mondo.

Accanto a Misar e a Jade, la ragazza Keeper protettrice di un oggetto sacro, si sono uniti nuovi compagni di viaggio; Nicon e il giovane Tzadik, più due superstiti della Gilda, e poi Mylo e il mago Elenty Rivier. Insieme dovranno attraversare le Lande del Disordine per raggiungere la montagna sacra,

Da un’altra parte Druge e la sua compagna Mila hanno appena scoperto un’amara verità: Druge, che si era sempre creduto un Elenty, è in realtà un Arcon.

Presto la nuova illustrazione di Charles Huxley.

LIMBO CAPITOLO 15: Un destino non ancora scritto

Le navi ripreso la rotta verso la Biblioteca Volante, leggiadre veleggiavano nel cielo come aquiloni, silenziose sparivano nella distanza, tra le nuvole ed i riflessi porporini dei cieli di Limbo. I tre erano stati riportati a terra, su un promontorio smeraldino puntellato di viole e di narcisi, e nel discendere verso valle si potevano scorgere alcuni ulivi antichi, anche se non potevano dirsi davvero antichi perché tutto il paesaggio era un mero disegno digitale insensibile al tempo. Druge guardò la sua compagna Mila e vi lesse nello sguardo sgomento e rassegnazione. Poi si volse verso il suo gemello che era stato Ryo, amico e compagno di spada.
«Chi diavolo è?» chiese, rivolto alla donna.
«Un Framemaker» rispose lei, con la voce rotta da un irrefrenabile senso di disperazione. «Ce li misero a nostra insaputa per copiare le informazioni digitali di noi Elenty e conservarle allo stato “puro”. Per non rischiare il rigetto d’identità, i Framemaker, una volta trasformatisi nella copia identica del soggetto, prendevano la forma di un prezioso monile. È così che furono creati gli oggetti di famiglia, quelli che gli Arcon venerano quali artefatti del loro dio Seidon.»
I due uomini si fronteggiavano, identici come un’immagine riflessa in uno specchio.
«Il rigetto d’identità avviene istintivamente in un Elenty» continuò la donna. «Trattandosi di un’entità unica, non può sopportare la presenza di una gemella. Gli Arcon furono creati ad immagine e somiglianza degli Elenty, ma vennero alterati alcuni loro codici per evitare il rigetto. I Framemaker però erano in grado di acquisire l’entità digitale e in un secondo tempo trasformarsi nella copia esatta dell’Elenty in una forma “congelata”, racchiusa dentro un oggetto. In questo modo l’Elenty non poteva sentire la presenza del suo doppione. Se parlo al passato è perché, a quanto sapevo, i Framemaker terminarono il loro lavoro di copiatura al termine del primo ciclo di Limbo, e credevo che non ne esistessero più…»
Druge avvicinò la mano all’elsa della spada, guidato dall’idea ingannevole che se si fosse convinto di essere in preda ad un rigetto d’identità, forse poteva ancora dirsi un Elenty. Come se avesse letto i suoi pensieri, il gemello fece il suo stesso gesto. “Che stupido”, pensò allora l’Arcon. “Non posso continuare ad ingannarmi. Io non provo nulla per questo uomo…”
«Non sapevo che i Framemaker potessero copiare anche gli Arcon. Credo che Ryo avesse una missione da compiere, come hanno detto i Veggenti, ed era quella di rivelare la tua vera natura… » proseguì Mila. «Ma tutto ciò è molto strano…»
«Perché?» chiese Druge, continuando a fronteggiare il gemello.
«Perché il disegno di Limbo fu chiuso molto prima della fine del primo ciclo, ed allora nessuno poteva sapere che gli Elenty, né tanto meno gli Arcon, sarebbero diventati immortali.»
«Che significa?»
Lei allora gli afferrò un braccio chiedendogli di guardarla. «Druge, amore mio, adesso mi è finalmente chiaro il motivo per il quale non riesci ad afferrare completamente il senso di Limbo. In passato ho temuto più volte che tu potessi essere un Arcon, non perché non ti saresti meritato il mio amore, ma semplicemente perché non avrei più potuto sperare in una vita diversa, fuori da questa prigione, insieme a te. Credevo che il tempo avesse eroso i tuoi ricordi, come la pioggia fa con la roccia, eppure tu mi parlavi dei sogni che facevi e di luoghi che ho visto soltanto fuori da Limbo. Ma adesso non m’importa più. Non voglio uscire, non m’interessa l’Emersione, voglio rimanere qui insieme a te, per sempre…»
Lui le cinse la vita e la tirò a se baciandola, riversando nella sua bocca tutta l’energia del suo amore, tutto il calore della sua passione.
«Tu devi uscire Mila! È il tuo destino…»
«No…» La donna non riuscì a trattenere le lacrime, combattuta dal desiderio di rivedere la luce del sole, quello vero, ed il bisogno di stare accanto all’uomo che amava.
«Cosa volevano dire le tue parole? Cos’è che non capisci?» domandò Druge, cercando di distrarla dalla tempesta di emozioni che la scuotevano. Mila respirò piano, riacquistò la calma e provò a spiegare all’Arcon, con parole semplici, quale erano le ragioni dei suoi dubbi.
«Ryo è nato dopo…»
«Che vuoi dire?»
«I Framemaker avevano una missione ben precisa. Furono introdotti all’inizio per copiare gli Elenty presenti in Limbo. Una volta terminate le loro missioni, questi si trasformavano negli oggetti sacri di Seidon. Per ogni Elenty vi era un Framemaker, né uno di più né uno di meno. I Framemaker non erano in grado di rinascere. Erano Arcon creati nel disegno primordiale di Limbo. Ma la missione di Ryo era un’altra; rivelare la tua vera natura. I Veggenti sapevano… Questo può voler dire solamente una cosa, che qualcuno è ancora capace di alterare il disegno di Limbo dall’esterno… »
«Vuoi dire che c’è ancora un carceriere vivo?»
«Credo di si…»
Il settimo margine sfumò in quel momento, la luna sgusciò fuori dall’orizzonte e la cometa clessidra brillò violentemente della sua luce azzurra, alla fine del primo quarto di cielo. Da qualche parte un antico mago guidava un gruppo di uomini e una ragazza verso la montagna sacra, mentre in una grotta sulla spiaggia del mare infinito, una donna pregava per la vita del suo amore. Quella donna era Davinia, maga suprema e compagna di Sawar, il delirante demolitore di Limbo.

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Published in: on marzo 12, 2010 at 8:50 am  Comments (2)  
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CAPITOLO 14: I Veggenti di Mnemonia

Col precedente capitolo si è conclusa la prima parte della storia che riguarda gli eventi del 12esimo ciclo di Limbo. L’attenzione a questo punto si sposta su dei nuovi personaggi e su un nuovo scenario.

Presto anche questo episodio della saga verrà accompagnato da una spettacolare illustrazione di Charles Huxley.

Buona lettura.

«Riesci a vedere anche tu quello che vedo io?»
«Sono le navi dei Veggenti, non è vero Mila?»
La donna annuì col capo ma non disse nulla. Si erano arrampicati su uno degli alberi-montagna che spiccavano alti sopra la foresta. Spesso venivano usati dalle comunità Rednakes come rifugi. L’ombra proiettata da due enormi vascelli volanti si muoveva lentamente verso di loro. Quando le navi furono esattamente sopra le loro teste, il sole si nascose e smise di abbagliarli, così furono in grado di scorgere i particolari dello scafo, gli intagli pregiati nel legno magico e la forma inconsueta del timone.
«Dove vanno?» domandò Ryo, che all’apparenza sembrava solo un ragazzo. La verità però era un’altra, e neanche i suoi amici più cari potevano immaginarla.
«Non lo so…» rispose Druge, il fiero guerriero immortale.
«Portano gli aggiornamenti…» spiegò Mila, incapace di distogliere lo sguardo dalla meraviglia che li sovrastava. «Escono da Mnemonia solamente di rado ed esclusivamente per portare le novità di Limbo agli archivi della Biblioteca Volante.»
«Non credi che la loro apparizione abbia in qualche modo a che fare con l’eclisse?» chiese il giovane Ryo.
«Può darsi, ma non ne sono sicura» rispose la donna Elenty. «E comunque vanno nella direzione opposta alla nostra. Mountoor si trova dall’altra parte» concluse, indicando le montagne alla loro sinistra.
All’indomani del segnale che preannunciava l’Emersione, i tre amici si erano subito messi in viaggio verso la montagna sacra. Da diverse stagioni vivevano appartati nella foresta, nei pressi di un’antica quercia nella quale si nascondeva l’oracolo di Kyos, il fratello di Seidon che gli Arcon consideravano responsabile di tutti i loro guai. Alcuni Elenty, una volta scoperto l’inganno dei Frame, avevano incominciato a studiare la struttura di Limbo in tutti i suoi aspetti, partendo proprio dall’ascolto degli oracoli. In questo modo molti erano diventati immortali e avevano imparato ad usare la magia. Lo studio di queste “bocche divine” poteva schiudere ancora moltissimi misteri, e per questo motivo gli Elenty e gli Arcon più evoluti continuavano ad ascoltarle.
«La montagna può aspettare…» affermò Druge. Gli occhi gli brillavano della brama di conoscenza. Mila rimase stupita da quella reazione. Tra di loro correva un vincolo molto più forte dell’amicizia. Insieme avevano viaggiato attraverso Limbo per numerosi cicli, fidandosi ciecamente l’uno dell’altra, rincuorandosi a vicenda nei momenti più cupi. Solo così erano riusciti a non farsi corrompere dagli inganni di quell’esistenza fittizia. Eppure Mila sapeva quanto impazientemente Druge avesse atteso il momento dell’Emersione, forse più di qualsiasi altro Elenty. Il fatto che la sua curiosità lo portasse a rallentare la loro marcia verso la montagna sacra, la meravigliava e in qualche modo tranquillizzava. Mila infatti conservava nel cuore un antico timore, sbiadito attraverso le stagioni trascorse accanto al suo amore, e quella paura le sussurrava un’assurda verità: Druge non era un Elenty e perciò non gli era permesso di uscire da Limbo.
«Mila, mi hai sentito?»
«Perdonami amore, avevo la testa fra le nuvole…»
«Abbiamo poco tempo, se vogliamo riuscire ad arrampicarci sugli scafi. Unendo i nostri canti forse riusciremo a sollevarci fino a raggiungere quel timone. Poi potremo arrampicarci facilmente oltre la balaustra…» spiegò il guerriero.
«Si, e che cosa diciamo ai Veggenti?» chiese Ryo con una punta di sarcasmo.
«Ci penseremo appena saremo sopra…» e con una scrollata di spalle Druge liquidò la questione. Subito i tre sillabarono le parole in bit di un complicato incantesimo. Il crepitio li avvolse e i loro corpi iniziarono a sollevarsi oltre l’immensa chioma dell’albero-montagna. Rompere le regole di gravità di quel mondo non era difficile, il problema era il controllo. Solo i maghi più potenti erano capaci di volare a loro piacimento. Per un attimo Mila temette che non sarebbero riusciti a guadagnare il timone della seconda nave, poi Druge, rischiando di mettere in pericolo tutti quanti, ruppe l’incantesimo e artigliò l’aria cercando una presa. Riuscì ad afferrare l’appendice dello scafo e ad issare tutti quanti sopra il timone. I tre ripreso fiato, sorrisero, poi iniziarono ad arrampicarsi, mentre gli alberi della foresta scorrevano a diverse centinaia di metri sotto di loro. Con l’aiuto delle sue possenti braccia, Druge riuscì a sporgere il capo oltre la balaustra, gettando rapidamente uno sguardo sul ponte della nave. Nessuno era in vista e così incitò i suoi compagni a seguirlo. Un attimo dopo si trovavano tutti e tre sul vascello. Il mondo ai loro piedi aveva assunto una strana colorazione, come se un filtro fosse stato adagiato tra la terra ed il cielo e colorasse tutto d’argento e d’oro. Mila e Ryo rimasero esterrefatti dalla visione, ma Druge non perse d’occhio il ponte, la mano salda attorno all’elsa della spada che gli pendeva dal fianco sinistro.
Con movimenti fluidi e veloci una colonna di uomini avvolti in sottili tuniche blu aggirò l’albero maestro precipitandosi verso il gruppetto di clandestini. Druge ebbe l’impressione che fossero spuntati dal nulla. Si disposero silenziosamente in semicerchio di fronte a loro, dodici in totale, e occuparono buona parte del ponte di poppa. Erano minuti, smilzi e le tuniche provviste di cappuccio celavano i loro lineamenti. Anche le mani, consorte dentro le ampie maniche della veste, erano nascoste alla vista dei tre.
«Qualche idea?» chiese Ryo, con un mezzo sorriso. Druge lo fulminò con lo sguardo, fece per muoversi di un passo verso i Veggenti, ma si arrestò quando si accorse che Mila lo aveva preceduto.
«Perdonate la nostra intrusione, ma il recente evento che ha annunciato l’avvento dell’Emersione ci ha scossi molto. Non abbiamo potuto fare a meno di pensare che il vostro passaggio sia in qualche modo connesso con la passata eclisse, per questo motivo…»
«…vi siete intrufolati sulla nostra nave?» la interruppe una voce sibilante che proveniva dal centro del cuneo di uomini. Mila perse il filo del discorso, pensò velocemente a qualcos’altro da aggiungere ma rimase in silenzio, conscia di non avere una scusa plausibile. Allora fu Druge a parlare.
«Proprio così, e se per voi è un problema risolvere la questione civilmente, sarei lieto di farlo in maniera più movimentata…» disse il guerriero, accarezzando il pomo della spada.
«Povero Arcon…» rise la solita voce, e prima che Druge si risentisse dell’affronto aggiunse: «ma non è assolutamente nostra intenzione contrastarvi. Diteci semplicemente quello che volete e cercheremo di soddisfare le vostre richieste, dopo di che vi riporteremo a terra.»
I tre amici rimasero interdetti, leggermente sorpresi da quella reazione. Ancora non erano sicuri di chi stesse parlando, e a Mila le venne la bizzarra idea che forse quella che sentivano era la voce di tutti e dodici i Veggenti, che agivano come un’entità unica. Gli uomini intonacati rimanevano completamente immobili e anche le loro vesti parevano ingannare il programma “vento” che sferzava sul ponte della nave.
«Potete dirci qualcosa sull’Emersione? È davvero giunto il momento?» chiese la donna Elenty.
«Beh, sembrerebbe così» risposero i Veggenti.
«Quindi la vostra uscita da Mnemonia non ha nulla a che fare con l’eclisse?» aggiunse Druge, cercando di contenere la sua impazienza.
«In qualche modo si. Portiamo gli aggiornamenti anche se siamo decisamente in anticipo. Il motivo è semplice; l’eclisse ha scatenato una serie di eventi che richiederanno tutti i supporti di memoria a nostra disposizione. Abbiamo svuotato le cartelle, compresso i dati, selezionato gli eventi più importanti e adesso li stiamo portando alla biblioteca. Ci aspetta un grande lavoro al nostro ritorno.»
«Sei riuscita a capirci qualcosa Mila?» chiese Druge, guardando negli occhi la sua amante.
«Credo di si, e credo anche che stiamo perdendo tempo.»
«Proprio così» affermarono i Veggenti, con un una nota sarcastica nella voce.
Druge sentiva che c’era qualcosa che non andava, che non stavano dicendo tutto quello che c’era da dire. Druge era un guerriero immortale, un Elenty primogenito, anche se in passato la stessa Mila aveva messo in dubbio la sua vera identità. Attraverso i cicli aveva sviluppato una straordinaria capacità di discernere il falso dal vero, una tecnica mentale paragonabile alla sua abilità di spadaccino. E anche per questo i Veggenti non lo videro arrivare.
Si lasciò guidare dal suo intuito, balzò come un felino sul penultimo uomo sulla destra, e anche se la voce che era di tutti e dodici proveniva dal centro del cuneo, Druge sentì che quella era la figura che catalizzava le menti di tutto il gruppo. Con estrema precisione descrisse un fendente che andò a fermarsi a un paio di centimetri dalla gola dell’uomo. Poi tirò fuori la sua voce più feroce e persuasiva: «Non vi credo, ma vi do un’altra possibilità.»
Il silenzio era rotto solo dal vento che scuoteva le vele del vascello. Ryo aveva estratto la sua spada, ma era rimasto immobile accanto a Mila, che si fidava del suo amante anche se non riusciva ad abituarsi alla sua impulsività.
«Mio caro Arcon, anche se ti dicessi il resto non capiresti un bel niente» affermò la voce dei Veggenti, ricolma di ironia.
«Io non sono un Arcon!» urlò di rimando Druge, e Mila pensò che era sul punto di esplodere. Invece trattenne la mano e rimase in attesa.
«Forza, tocca a te adesso. Mostraglielo, è giunto il momento.» La voce si rivolgeva al giovane Ryo, che alzò la testa e spalancò gli occhi come se si risvegliasse da un sogno. Lasciò cadere la spada che rotolò rumorosamente sul ponte della nave. Solo in quel momento Druge e Mila capirono che i Veggenti si erano rivolti al loro compagno.
«Che significa?» provò a chiedere la donna Elenty.
«Lo vedrai…» risposero i Veggenti.
Ryo si mosse verso l’amico di spada, allungò una mano e afferrò gentilmente la sua spalla. Druge non ebbe il tempo di reagire. Percepì un flusso caldo percorrergli il corpo, non proprio doloroso ma di cattivo gusto. Si voltò di scatto, pronto a sferrare un colpo al suo amico, invece rimase immobile, esterrefatto, incapace di respirare. Di fronte a lui non c’era più Ryo, il giovane guerriero che per innumerevoli stagioni aveva combattuto al suo fianco. Vi era invece l’identica copia di Druge, l’immagine specchiata del guerriero immortale che si era sempre creduto un Elenty, una persona vera prigioniera di un mondo fasullo, non una manciata di codici binari.
Ma gli Elenty, per la loro natura unica, non potevano essere replicati.

Published in: on febbraio 26, 2010 at 12:20 pm  Comments (2)  
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APPENDICI II

4. LA STRUTTURA DI LIMBO

Limbo è un mondo incredibile e meraviglioso. È una dimensione sempre in evoluzione, che per ragioni di memoria limitata non si estende, ma si trasforma.
La struttura di Limbo ha due vertici, uno delimitato da un’alba permanente di un sole azzurro e l’altro delimitato da un tramonto permanente di un sole rosso. L’alba rappresenta la costruzione di nuovi programmi struttura, mentre il tramonto segna il punto in cui i vecchi LAS si cancellano per liberare memoria.
I programmatori di Limbo hanno curato ogni dettaglio per la riuscita del grande esperimento. Cosa importantissima è il continuo afflusso di energia elettrica necessario per la sopravvivenza di ogni Elenty al suo interno. Questo avviene attraverso una abbondante fonte di energia rinnovabile connessa al grande processore.
I piani dei programmatori non sono stati rivelati totalmente ai volontari che hanno abbandonato l’esistenza terrena per vivere la nuova esistenza cibernetica. Questa segretezza deriva dagli studi effettuati sulle sperimentazioni di altri mondi virtuali.
Secondo il piano conosciuto, gli Elenty avrebbero dovuto vivere un pacifica esistenza in Limbo per testimoniare l’esistenza dell’uomo a chi un giorno avrebbe codificato questa eredità elettronica, nella speranza di tornare in superficie dentro un nuovo corpo.
Ma le anomalie dei mondi virtuali portarono gli scienziati a complottare un diverso disegno. Limbo avrebbe avuto un fattore tempo, molto rallentato ma presente. La Rete di Hope credeva che sarebbero passati millenni prima che qualcosa potesse accadere all’esterno. Il fattore tempo avrebbe fatto invecchiare e morire i programmi viventi al suo interno, ma avrebbe dato loro la possibilità di riprodursi. Il fattore tempo era importantissimo per armonizzare un mondo virtuale.
Ma se gli Elenty sarebbero morti di vecchiaia, a cosa sarebbe servito tutto?
La Rete di Hope creò dei doppioni degli Elenty all’insaputa di questi ultimi, e li imprigionò in dei FRAME che congelavano le entità stesse lasciandole in stand-by. Questi Frame vennero consegnati nelle mani di alcuni Arenty e Arcon con lo scopo di proteggerli fino a quando non sarebbe giunto il momento dell’Emersione.
I programmatori inoltre non fecero Limbo come un mondo pacifico e bellissimo. La moltitudine di creature, scenari e altre variabili lo rendeva, nel suo favolistico approccio, un mondo molto simile al reale. Vi erano Arcon che avevano paura di essere distrutti una volta che l’Emersione fosse avvenuta e Limbo non avesse avuto più importanza. Vi erano Arenty che avevano il preciso scopo di eliminare gli Elenty, e alcuni di proteggere coloro che avevano in consegna i Frame.
Inoltre vi erano i due grandi programmi dell’equilibrio, le divinità di Limbo. Poseidon era un onniscienza Arenty conoscitrice di ogni piano e dedica a tenere l’equilibrio nel mondo. Poi vi era Loke, un Dio Arcon libero, variabile rischiosa ma, secondo i teologi, necessaria per equilibrare l’equilibrio stesso.
I due Programmi Divinità potevano comunicare con i programmi viventi attraverso gli oracoli disposti nelle recondite regioni della struttura virtuale.
Ma anche se Limbo aveva delle regole, rimaneva comunque un mondo virtuale, ed un programma evoluto sarebbe riuscito comunque ad aggirarle. Dentro Limbo veniva chiamata Magia, ma il termine tecnico sarebbe stato “crackare”. Perché è proprio questo che Elenty ed Arcon di un certo livello riuscivano a fare; corrompere i programmi struttura per alterare le regole di un mondo costruito per funzionare in una certa maniera.
E così alcuni Elenty aggirarono il fattore tempo diventando Immortali e qualcuno di loro venne a conoscenza dell’inganno della Rete di Hope.

4.1. L’INGANNO DEI FRAME

All’interno della Rete di Hope si svilupparono due diverse linee di pensiero; una abbracciava la casualità, confidando nell’equilibrio sintomatico di milioni di varianti e forze opposte, l’altra credeva nel grande disegno, uno schema programmato di eventi e previsioni di possibili fallimenti.
L’inganno dei “Frame” fu ovviamente la messa in atto di un piano ideato dai programmatori della seconda linea di pensiero. La realizzazione di questi “back-up” di coscienze umane fu attuata in segreto ed avvenne solo molto tempo dopo la scomparsa degli stessi programmatori. Vennero creati Arenty e Arcon con il preciso compito di copiare gli Elenty, imprigionare la loro copia in un Frame (sotto forma di un oggetto) e consegnarla ad un “Keeper”. Ma questi eventi accorsero solo quando l’input si accese dentro questi stessi programmi viventi (chiamati Framemaker), in un tempo posteriore la scomparsa dell’uomo.
I Framemaker Arenty erano programmati per autodistruggersi subito dopo aver portato a termine la missione. Gli Arcon (si sarebbe preferito utilizzare solo Arenty, ma la missione poteva rivelarsi troppo difficile per un programma privo di coscienza, così si utilizzarono anche alcuni Arcon) invece avevano un “errore di ricordo” che entrava in funzione dopo aver effettuato il Frame e averlo consegnato ad un Keeper, e ciò causava loro la perdita della memoria relativa a quell’evento specifico. Questo accadeva per evitare che l’Arcon stesso rivelasse in un secondo tempo l’accaduto. Infatti per effettuare un Frame, il Framemaker doveva avvicinarsi molto all’Elenty, diventargli amico, e questa amicizia poteva compromettere i piani della Rete di Hope. Se  l’entità Arenty è controllata da una sorta di destino scritto, l’entità Arcon è libera tanto quanto un Elenty, e quindi incontrollabile.

4.2. I PROGRAMMI VIVENTI

ENTITY – è l’esistenza ancora presente nel corpo dell’uomo.
ELENTY – è la copia scaricata in un programma struttura.
ARCON – è una coscienza artificiale, simile a un Elenty ma non di derivazione umana.
ARENTY – è un Entità artificiale non cosciente ma fine a se stessa.
PROGRAMMI VIVENTI – Elenty, Arcon e Arenty sono Programmi Viventi all’interno di Limbo.

Vedi anche Appendici I

Published in: on dicembre 18, 2009 at 8:45 am  Comments (1)  
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