FAVOLE DI UN ELENTY

Quieta è la notte di Limbo, con i suoi riverberi porporini e i profumi dolciastri che accarezzano le montagne, ed entrando dai pertugi delle tende da campo si mischiano all’odore del fuoco dei bracieri.  Quieta è la cometa che taglia il cielo scandendo il tempo, e il sonno degli animali del bosco è anche il sonno di un mondo in armonia, il disegno di un dio, oppure quello di un uomo che cerca di emularlo. Quieto è il respiro del bimbo, al sicuro sotto le coperte osserva il profilo del vecchio, segue con gli occhi quelle ombre che gli deturpano i lineamenti, trasformando il suo volto gentile in un macabro ghigno… solo per un attimo.
«Il mondo non è sempre stato così.»
«Che vuoi dire, nonno?»
«Vedi figliolo, prima di tutto devi sapere che esiste un piccolo mondo dentro ognuno di noi. È un po’ come un vestito da indossare. Ogni uomo veste il mondo che più gli piace. Ma c’è anche un altro mondo, quello fuori da quella finestra. Il mondo che condividiamo insieme a tutti gli altri…»
«Nonno, non riesco a capirti. Vuoi dire che esistono mondi diversi?»
«Certo piccolo mio, milioni di mondi diversi. Ogni Arcon possiede il suo mondo, plasmato dalle sue stesse azioni. Però quel tipo di mondo appartiene solo a una persona, e solo quella persona può accedervi. Poi esiste anche un mondo esterno, quello che appartiene a tutti noi, quello di cui volevo parlarti. Non è sempre stato così…»
«E come era?»
«Beh, forse non era bello come questo… ma di sicuro era più vero.»
«Vuoi dire che questo mondo è finto?»
«Tesoro caro, se solo riuscissi a capire…
…ma non importa. Sappi solo che prima di Limbo vi era un altro mondo, ed era cattivo e malato. La gente che lo abitava faceva di continuo la guerra, e nessuno era felice. Per questo motivo è finito, morto. Io ho visto quel mondo, e l’ho lasciato per venire quaggiù. Poi ho conosciuto tua nonna, che non era proprio tua nonna, come io non sono proprio tuo nonno. Miranda si chiamava, ed era la nonna della nonna di tua nonna. Era bellissima…»
«Vuoi dire che tu non sei mio nonno ma…
…ma quanto sei vecchio?»
«Ho visto passare la cometa nel cielo centinaia di volte. Sono molto, molto, molto vecchio. Troppo vecchio. È come se avessi un armadio pieno di vestiti, ed ogni volta ne indosso uno nuovo, una nuova vita, un nuovo mondo. Ecco perché il mondo al di là della finestra non mi riconosce. Mi travesto per ingannare la morte di questo mondo.»
«Ma allora sei un mago?»
«Beh, se ti piace chiamarmi così…»

Published in: on febbraio 12, 2010 at 9:10 am  Comments (1)  
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APPENDICI II

4. LA STRUTTURA DI LIMBO

Limbo è un mondo incredibile e meraviglioso. È una dimensione sempre in evoluzione, che per ragioni di memoria limitata non si estende, ma si trasforma.
La struttura di Limbo ha due vertici, uno delimitato da un’alba permanente di un sole azzurro e l’altro delimitato da un tramonto permanente di un sole rosso. L’alba rappresenta la costruzione di nuovi programmi struttura, mentre il tramonto segna il punto in cui i vecchi LAS si cancellano per liberare memoria.
I programmatori di Limbo hanno curato ogni dettaglio per la riuscita del grande esperimento. Cosa importantissima è il continuo afflusso di energia elettrica necessario per la sopravvivenza di ogni Elenty al suo interno. Questo avviene attraverso una abbondante fonte di energia rinnovabile connessa al grande processore.
I piani dei programmatori non sono stati rivelati totalmente ai volontari che hanno abbandonato l’esistenza terrena per vivere la nuova esistenza cibernetica. Questa segretezza deriva dagli studi effettuati sulle sperimentazioni di altri mondi virtuali.
Secondo il piano conosciuto, gli Elenty avrebbero dovuto vivere un pacifica esistenza in Limbo per testimoniare l’esistenza dell’uomo a chi un giorno avrebbe codificato questa eredità elettronica, nella speranza di tornare in superficie dentro un nuovo corpo.
Ma le anomalie dei mondi virtuali portarono gli scienziati a complottare un diverso disegno. Limbo avrebbe avuto un fattore tempo, molto rallentato ma presente. La Rete di Hope credeva che sarebbero passati millenni prima che qualcosa potesse accadere all’esterno. Il fattore tempo avrebbe fatto invecchiare e morire i programmi viventi al suo interno, ma avrebbe dato loro la possibilità di riprodursi. Il fattore tempo era importantissimo per armonizzare un mondo virtuale.
Ma se gli Elenty sarebbero morti di vecchiaia, a cosa sarebbe servito tutto?
La Rete di Hope creò dei doppioni degli Elenty all’insaputa di questi ultimi, e li imprigionò in dei FRAME che congelavano le entità stesse lasciandole in stand-by. Questi Frame vennero consegnati nelle mani di alcuni Arenty e Arcon con lo scopo di proteggerli fino a quando non sarebbe giunto il momento dell’Emersione.
I programmatori inoltre non fecero Limbo come un mondo pacifico e bellissimo. La moltitudine di creature, scenari e altre variabili lo rendeva, nel suo favolistico approccio, un mondo molto simile al reale. Vi erano Arcon che avevano paura di essere distrutti una volta che l’Emersione fosse avvenuta e Limbo non avesse avuto più importanza. Vi erano Arenty che avevano il preciso scopo di eliminare gli Elenty, e alcuni di proteggere coloro che avevano in consegna i Frame.
Inoltre vi erano i due grandi programmi dell’equilibrio, le divinità di Limbo. Poseidon era un onniscienza Arenty conoscitrice di ogni piano e dedica a tenere l’equilibrio nel mondo. Poi vi era Loke, un Dio Arcon libero, variabile rischiosa ma, secondo i teologi, necessaria per equilibrare l’equilibrio stesso.
I due Programmi Divinità potevano comunicare con i programmi viventi attraverso gli oracoli disposti nelle recondite regioni della struttura virtuale.
Ma anche se Limbo aveva delle regole, rimaneva comunque un mondo virtuale, ed un programma evoluto sarebbe riuscito comunque ad aggirarle. Dentro Limbo veniva chiamata Magia, ma il termine tecnico sarebbe stato “crackare”. Perché è proprio questo che Elenty ed Arcon di un certo livello riuscivano a fare; corrompere i programmi struttura per alterare le regole di un mondo costruito per funzionare in una certa maniera.
E così alcuni Elenty aggirarono il fattore tempo diventando Immortali e qualcuno di loro venne a conoscenza dell’inganno della Rete di Hope.

4.1. L’INGANNO DEI FRAME

All’interno della Rete di Hope si svilupparono due diverse linee di pensiero; una abbracciava la casualità, confidando nell’equilibrio sintomatico di milioni di varianti e forze opposte, l’altra credeva nel grande disegno, uno schema programmato di eventi e previsioni di possibili fallimenti.
L’inganno dei “Frame” fu ovviamente la messa in atto di un piano ideato dai programmatori della seconda linea di pensiero. La realizzazione di questi “back-up” di coscienze umane fu attuata in segreto ed avvenne solo molto tempo dopo la scomparsa degli stessi programmatori. Vennero creati Arenty e Arcon con il preciso compito di copiare gli Elenty, imprigionare la loro copia in un Frame (sotto forma di un oggetto) e consegnarla ad un “Keeper”. Ma questi eventi accorsero solo quando l’input si accese dentro questi stessi programmi viventi (chiamati Framemaker), in un tempo posteriore la scomparsa dell’uomo.
I Framemaker Arenty erano programmati per autodistruggersi subito dopo aver portato a termine la missione. Gli Arcon (si sarebbe preferito utilizzare solo Arenty, ma la missione poteva rivelarsi troppo difficile per un programma privo di coscienza, così si utilizzarono anche alcuni Arcon) invece avevano un “errore di ricordo” che entrava in funzione dopo aver effettuato il Frame e averlo consegnato ad un Keeper, e ciò causava loro la perdita della memoria relativa a quell’evento specifico. Questo accadeva per evitare che l’Arcon stesso rivelasse in un secondo tempo l’accaduto. Infatti per effettuare un Frame, il Framemaker doveva avvicinarsi molto all’Elenty, diventargli amico, e questa amicizia poteva compromettere i piani della Rete di Hope. Se  l’entità Arenty è controllata da una sorta di destino scritto, l’entità Arcon è libera tanto quanto un Elenty, e quindi incontrollabile.

4.2. I PROGRAMMI VIVENTI

ENTITY – è l’esistenza ancora presente nel corpo dell’uomo.
ELENTY – è la copia scaricata in un programma struttura.
ARCON – è una coscienza artificiale, simile a un Elenty ma non di derivazione umana.
ARENTY – è un Entità artificiale non cosciente ma fine a se stessa.
PROGRAMMI VIVENTI – Elenty, Arcon e Arenty sono Programmi Viventi all’interno di Limbo.

Vedi anche Appendici I

Published in: on dicembre 18, 2009 at 8:45 am  Comments (1)  
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APPENDICI I

1. INTRODUZIONE

Alla fine del 21esimo secolo l’umanità entrò nell’era del caos, che in pochi decenni portò alla completa estinzione del genere umano. Teologi e scienziati concordarono nell’affermare che la fine dell’uomo combaciava con qualche misterioso piano, sia questo divino,  naturale o chimico. Non era certo importante determinare la vera entità di questa svolta (che chiamarono Curvatura di Involuzione), ma era fin troppo chiaro che gli eventi che si susseguirono in quegli anni avevano un unico fine: l’estinzione della razza umana.
Vi erano guerre, vi erano epidemie causate dalle guerre stesse (soprattutto quelle in cui venivano usate armi batteriologiche) e vi erano catastrofici eventi naturali dovuti agli sbalzi climatici avvenuti in tempi recenti. Vi erano insomma tutti i presupposti per il crollo della grande cultura egemone dell’uomo, ma a nessuno sarebbe saltato in mente di pensare ad una totale scomparsa del genere umano.
Questa avvenne a causa della perdita di fertilità. Nessuno riuscì mai a capire quale fu la causa di questo evento. Forse l’evoluzione di uno dei tanti virus sviluppati in laboratorio e fuoriusciti a causa dei bombardamenti delle guerre in corso, almeno secondo gli scienziati, mentre per i religiosi era fin troppo facile pensare a una punizione divina.
La presa di coscienza dell’impossibilità di riprodursi trascinò l’umanità in un profondo baratro di disperazione che portò a guerre ancora più cruente e a conseguenti carestie che decimarono la popolazione mondiale. In breve tempo rimasero solo sporadici gruppi che attesero inermi la fine di una razza.
In questo contesto si posiziona la Rete di Hope (Hiding Organization Program Evolution), una società segreta operante in un sottolivello della rete e composta da studiosi, scienziati e teologi. Lo scopo di questa organizzazione segreta era quello di preservare l’Esistenza Umana anche nel caso di una terribile estinzione totale. La visione lungimirante e nefasta dei fondatori della Rete di Hope mise in moto il complesso disegno che questi studiosi avevano da tempo programmato.
Con un lavoro intenso di programmazione e assembramento di processori, calcolatori e memorie, e dopo cinque anni di sperimentazioni, la Rete diede vita a LIMBO, il mondo virtuale dove sarebbe rimasta in salvo non solo la conoscenza dell’uomo ma la sua vera ed unica coscienza, attraverso la Trasmigrazione Esistenziale di centinaia di volontari. Limbo sarebbe stata la giara elettronica per la preservazione dell’uomo, fino a quando un’altra razza, terrestre o aliena, avrebbe saputo riportare fuori da quel mondo virtuale le coscienze scaricate al suo interno.

2. I MONDI VIRTUALI

Alla metà del 21esimo secolo l’uomo era capace di sondare mondi virtuali trasmigrando  al loro interno. Ogni caratteristica, alterazione e sfumatura di una persona veniva tradotta in codici binari creando così l’esatta copia elettronica di una coscienza, che poteva essere scaricata all’interno dei programmi struttura di questi mondi artificiali. Questi sdoppiamenti d’identità scaricati in mondi virtuali venivano chiamati Elenty (Elettronic Entity).
La grandezza di questo traguardo della tecnologia fu ridondante quanto il suo immediato fallimento. Ben presto infatti ci si accorse che l’entità scaricata dentro un mondo virtuale doveva combattere con la sua gemella del mondo reale per conquistare il diritto all’esistenza nell’universo. A questo concetto ci arrivarono i teologi che da allora lavorarono molto vicino ai programmatori e scienziati del campo.
I primi mondi virtuali, meravigliosi sotto l’aspetto sensoriale e liberi da ogni vincolo restrittivo come il tempo, le necessità e il pericolo, rafforzavano enormemente le entità sdoppiate al loro interno che potevano facilmente avere il sopravvento su quelle gemelle presenti nel mondo reale. Difficili da eliminare con programmi assassini, spesso per salvare l’entità umana si ricorreva a spengere il processore. Infatti un Elenty, a differenza dei programmi artificiali, ha bisogno di energia elettrica per sopravvivere (come il nostro cervello).
La persona la cui entità veniva sdoppiata cadeva in depressione e se non si interveniva in tempo a sopprimere l’Elenty relativa, l’uomo avrebbe prima o poi tentato il suicidio.
Data la pericolosità dell’operazione, queste sperimentazioni vennero subito proclamate illegali. Ciononostante i ricercatori continuarono a lavorarci segretamente, spesso finanziati da uomini di potere desiderosi di costruirsi il proprio bel mondo virtuale dove poter scaricare il loro doppio come alternativa alla morte. Una sorta di personale paradiso elettronico.
Attraverso gli anni e le sperimentazioni si conobbero molti aspetti di questa pratica che non poteva essere presa troppo alla leggera. Vi erano fattori quali il rigetto dell’identità, la percezione del tempo e il baratro dell’appagamento che aprivano le porte a incredibili scoperte filosofiche.

IL RIGETTO DELL’IDENTITA’: l’Elenty rifiuta di tornare indietro e combatte per non essere soppresso e darla vinta all’entità del mondo reale. I programmatori sono costretti a distruggere l’Elenty per salvare l’uomo, ma la sua identità rigetta il mondo reale e si toglie la vita.

LA PERCEZIONE DEL TEMPO: è data dalla frenesia dei programmi all’interno del mondo virtuale. Trovare l’equilibrio temporale all’interno di un mondo virtuale non è facile. Alcuni Elenty vivono dieci vite in un giorno terreno, rimanendo vittime del Baratro dell’Appagamento.

IL BARATRO DELL’APPAGAMENTO: si raggiunge quando in un mondo virtuale si ha un overdose di esperienza. L’Elenty che raggiunge questo apice di appagamento tenterà il suicidio.

3. I PROGRAMMI DI LIMBO

Limbo è composto essenzialmente da quattro tipi di programmi, oltre ad altri svariati programmi come Necessità, Sopravvivenza ecc.

Limbo’s Artificial Structure – LAS, programmi struttura del mondo. Riguardano i 4 elementi e tutti i programmi che interagiscono con la percezione dei Programmi Viventi. Anche la maggior parte dei vegetali sono riprodotti in struttura, un po’ come se si trattasse di alberi dipinti, insensibili ad agenti esterni.

Limbo’s Artificial Entity – LAE, chiamati anche ARENTY, programmi viventi fini a loro stessi. Creature come gli animali di bassa intelligenza sono sempre Arenty, così come alcuni esemplari del mondo vegetale e anche una buona parte dei Programmi Viventi Intelligenti. Un Arenty ha uno scopo ed è legato a questo. Anche quelli più complessi non possiedono la libertà di scelta tipica delle entità coscienziose.

Limbo’s Artifitial Conciouness – LAC, chiamati anche ARCON, programmi senzienti con la possibilità di evolversi. Sono programmi che hanno la medesima complessità degli Elenty ed infatti sono creati a loro immagine. I programmatori sdoppiano un Elenty e lo manipolano creando una nuova entità, non più in conflitto con la sua gemella, e con l’opzione di libera scelta. Esistono Arcon che si credono Elenty.

Limbo’s Human Electronic Entity – Ovvero gli ELENTY.

Published in: on novembre 27, 2009 at 8:31 am  Comments (3)  
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CAPITOLO 5: Sawar

Il giorno era uguale alla notte, i sapori erano stupide percezioni neurali diventate insipide, il sesso riusciva ancora ad appagarlo solo grazie alle stregonerie di Davinia. Se la sua vita era destinata a spegnersi, probabilmente questo sarebbe accaduto insieme alla sua amante, mentre scalavano vette di piacere mai concepite da alcuna esistenza, Elenty, Arcon o altro.
Dalla finestra della sua stanza vedeva scorrere le terre di Limbo. La Torre Galleggiante si muoveva lentamente sopra il paesaggio, insieme alle Belve che nel procedere vi giravano intorno, saltellando coi loro corpi gibbosi, fatti di pietra e di gesso, meravigliose creature prive di anima al suo servizio. Non era stato facile intuire il segreto della vita e manipolarlo, uno degli enigmi meglio custoditi di quell’assurdo mondo. Lui era il solo in grado di farlo.
La noia era la sua più grande nemica. Per dodici cicli era vissuto in attesa, contando i giorni e dimenticandosi il modo in cui usava calcolare il tempo prima dell’avvento di Limbo. Di quel mondo remoto dove lui era nato ricordava poco o nulla. Ma vi era una cosa che era impressa indelebilmente nella sua memoria e che si affacciava regolarmente ogni giorno: il volto di suo figlio Thomas.
Lasciarlo fu il dolore più grande. Il ricordo continuava a tormentarlo, corrodendo la sua mente in quell’assurda vita di attesa chiamata Limbo. Piccolo Thomas dagli occhi celesti e il sorriso di sole. A volte sussurrava quel nome richiamando alla memoria il suo volto. E pensare che non riusciva neanche a ricordare il suo vero nome. Adesso si faceva chiamare semplicemente Sawar, e quella parola metteva i brividi a molti Arcon.
Osservò il sole assurdamente immobile sullo sfondo di un cielo violaceo. La cometa sfrecciava poco più sotto, stupido espediente che segnava il trascorrere del tempo. Nessun segno di un imminente eclisse. L’Emersione era un miraggio.

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Più di una volta aveva pensato di raggiungere la montagna sacra, Mountoor come la chiamavano gli Elenty, ed affrontare il Guardiano. Probabilmente non sarebbe riuscito ad avere la meglio su quel demone, ma tutto considerato, cosa aveva da perdere? Altri dodici cicli di attesa? No, grazie.
Ma una volta giunto alle porte del mondo, cosa avrebbe potuto fare? Uscire? Per andare dove? Forse in un’altra prigione come quella dalla quale proveniva, come quella in cui viveva da tempi immemorabili. Un’altra prigione come Limbo.
Osservava le pieghe della sua veste di seta, un milione di sfumature dorate. Dalle ampie maniche fuoriuscivano le sue mani nodose, lunghe dita affusolate capaci di deformare la struttura del mondo, ricrearla a suo piacimento e vincolarla al suo volere. Niente era più un segreto per lui.
Pensò alla mitologia Arcon ed al fratello di Seidon, il dio che condannò il suo popolo ad un continuo pellegrinare. Kyos si chiamava, lo squartatore del mondo. Sawar si sentiva esattamente come lui. Imprigionato in una terra confinata, pronto a reciderne gli orizzonti per farci vomitare dentro nuove terre, nuove vite, nuove possibilità. Niente era più corrosivo della condanna a vivere in un mondo chiuso.
Ma Kyos era una stupida rappresentazione di Loke, la forza imponderabile del sistema. Una leggenda che serviva a tenere buoni gli Arcon, niente più.
Vi era una cosa che lo tormentava ancor più del mondo in cui era condannato a vivere. Erano passati cicli e stagioni dall’avvento di Limbo e dalla scoperta del significato dei Frame, ovvero gli oggetti di famiglia. Gli Arcon credevano che servissero a riportare indietro il vecchio mondo e le antiche città, ma la verità era un’altra.  Ogni Frame apparteneva ad un Elenty, era il suo oggetto, anzi l’oggetto era lui. Sawar ne avvertiva la presenza, anche se vaga e distante. L’oggetto era stato passato recentemente ad un nuovo Keeper, una ragazza. Ne aveva visto il volto, mentre manipolava la struttura. Insieme a lei vi erano anche un vecchio e ad un gigante Arenty.
Per dodici cicli aveva cercato quell’oggetto. A volte lo aveva percepito, ma mai come adesso. Questo fatto lo incuriosiva. Non sapeva di preciso dove si trovasse la ragazza, ma poteva proiettare la sua mente nei suoi sogni, esplorarli e farsi rivelare la sua posizione.
Durante l’ultimo contatto aveva intuito la presenza del deserto. Era laggiù che la Torre Galleggiante era diretta. Ekaron la pilotava attraverso dune e boschetti, un lento ma costante avanzare che terrorizzava gli animali e teneva lontano gli Arcon. Era diventato abile a guidarla, forse addirittura più di lui.
Davinia invece dormiva, o più probabilmente sognava. Erano immersioni di luce le sue, estremizzazioni della ricerca del piacere. La donna dai lunghi capelli di platino si abbandonava a volte a lunghi sonni dai quali non voleva assolutamente essere svegliata. Erano ricerche le sue. Si definiva una pioniera del godimento.
Erano solo tre, ormai da innumerevoli stagioni. Gli altri Elenty erano morti, o votati ad altre cause, ingenue pedine di uno stupido disegno. Avrebbero comunque fatto bene a rimanere alla larga da loro. Se volevano credere ancora alla bugia dell’Emersione, che facessero pure. A lui non importava. Ma non dovevano intromettersi nei suoi affari e in quelli dei suoi compagni.
La noia era un brutta malattia, ed era possibile combatterla solo attraverso la ricerca di nuovi stimoli. La sofferenza Arcon deliziava Ekaron il torturatore, la violenza mentale affascinava la splendida Davinia, mentre ciò di cui lui godeva di più era distruggere la struttura di quel mondo fittizio. Non a caso qualcuno gli aveva dato il soprannome di Delirante Demolitore.
Allungò il braccio in direzione di un piccolo bosco di faggi che scorreva davanti alla finestra sul paesaggio. Si concentrò pochi attimi mentre il rumore dello sfrigolio riempiva la stanza. Il bosco incominciò a bruciare e poi si nascose alla sua visuale. Velocemente  ritornò dentro il suo corpo, soddisfatto di quella piccola opera. Ma il vuoto lo colse di nuovo, e si scoprì a desiderare qualcos’altro da distruggere.
Pensò alla ragazza che possedeva il suo Frame. L’avrebbe volentieri data in pasto ai suoi amici, dopo averla privata dell’oggetto. La cercò proiettando l’immagine del suo volto dentro la struttura, un tentativo che, come molti altri, aveva già sperimentato. La natura mutevole di quel mondo rendeva difficile l’individuazione delle creature che lo percorrevano. Era riuscito a scovare decine di Keeper nella sua lunga esistenza, nella speranza di recuperare il suo oggetto, un compito tutt’altro che semplice. Ma questa volta rimase molto sorpreso della facilità con cui riuscì a raggiungere la mente della ragazza. Prese possesso del suo corpo per qualche attimo, mentre lei camminava lungo un sentiero sconosciuto. Penetrò il terreno sotto i suoi piedi e ne sondò la posizione.
Tornato dentro al corpo seppe che la ragazza era fuori dal deserto e si stava dirigendo verso le terre dei laghi. Ma la sua direzione poteva cambiare, come poteva cambiare la posizione dei laghi. Maledisse Limbo e la sua instabilità.
Cercò con la mente il compagno Ekaron e gli riferì la nuova direzione. La Torre deviò leggermente nel suo incessante procedere. Un rumore sordo accompagnava il movimento dell’isola volante.
Perché era riuscito a individuare subito la ragazza? A volte erano necessarie intere stagioni di pratiche magiche per trovare solo una traccia della presenza di un Keeper. Questa volta invece sembrava addirittura che fosse il Keeper stesso a cercare lui. Ovviamente questo era assurdo. La cosa lo intrigava, lo divertiva, ma soprattutto lo eccitava. Voleva quella ragazza. Voleva l’oggetto. Ma voleva anche sapere perché.
Gli Arcon parlavano ancora dei Misteri. Per Sawar non esistevano misteri, e se ce n’erano di nuovi lui li avrebbe svelati. Una ragione in più per accelerare quella corsa, quel lento ma incostante incedere di distruzione che la Torre Galleggiante portava dappresso.
Sawar si alzò dallo scranno e gettò un ultimo sguardo dalla finestra della torre. Poi scese verso le camere di Davinia. Avrebbe dormito un po’ insieme al lei, cullato dal suo abbraccio mentre le loro menti galleggiavano insieme in un tenero bagno di luce. Voleva gustare i suoi fluidi, entrare nella sua testa. Voleva intrattenersi, perché l’intrattenimento ormai era il solo motivo di esistere.
Giunto davanti alla porta che si apriva sulle stanze di Davinia, appoggiò un mano sul battente percependo il sogno della donna. Era lontano, in qualche diramazione del sistema, ai limiti della sua estensione virtuale. Sawar sorrise. Voleva raggiungerla.
Entrò e ne osservò il corpo nudo adagiato sulle sete del letto, una visione perfetta di curve e colori e insenature e levigate superfici rosa. I capelli ricadevano sulla schiena, sparsi sopra le scapole, sopra il letto, giù fino a sfiorare i glutei. Il volto sprofondato nel cuscino faceva solo intuire i lineamenti dolci di quella donna attraente e pericolosa. Un viso fanciullesco pieno di efelidi e uno sguardo di ghiaccio.
Sawar le scivolò accanto e rimase per un po’ ad osservarla. Ne annusò la fragranza, come con un fiore appena colto. Cercò di afferrare completamente il godimento di quella visione perfetta, immortalarla dentro di se così da poterla richiamare a suo piacimento. Registrò ogni sfumatura della sua pelle, ogni frequenza del suo respiro. Ne avrebbe divorata una copia una volta fatto ritorno nelle sue stanze.
Poggiò la testa sul cuscino accanto a quello di lei e chiuse gli occhi. Non sarebbe servito cercarla. Lo avrebbe trovato lei.

Scarica l’illustrazione in alta definizione.

5 v2

L’immagine di questa settimana è stata realizzata utilizzando un lavoro di Ashaya – http://ashayaa.deviantart.com/

Published in: on ottobre 9, 2009 at 6:59 am  Comments (2)  
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DINASTIA DI LIMBO

La donna Arcon risalì la duna di sabbia, volgendo le spalle al mare infinito. Suo figlio la teneva per mano.
«Dove andiamo mamma?» chiese.
«A conoscere tuo padre» rispose lei decisa.
Le falde della tenda sbattevano al vento. Un cavallo pezzato annusò l’aria e nitrì. Un uomo dagli occhi smeraldo e la pelle bruna si alzò e andò incontro alla donna col bambino. Si fermò a due passi da loro.
«Allora questo è mio figlio?» domandò, mentre gli smeraldi gli si riempivano di lacrime.
«Si» sussurrò lei.
L’Elenty abbracciò il piccolo Arcon.
«Non avrei mai creduto di poter amare un’illusione…» disse.

http://101parole.blogspot.com/

La realizzazione di questo videoracconto é stata possibile grazie al movimento creative commons, che permette di utilizzare a piacimento immagini e musica per trasformarli in nuove creazioni. Ho estratto uno dei miei tanti racconti di 101 Parole, inerente al progetto Limbo, e vi ho costruito sopra un piccolo video con la musica dei Frozen Silence e alcune foto in CC elaborate in photoshop.
Questo scambio e riutilizzo di informazioni é sempre accaduto, e solo nell’ultimo secolo, con l’invenzione dei diritti d’autore, ci é stato proibito di trasformare liberamente, come hanno sempre fatto tutti i piú grandi artisti della storia.

Musica: FROZEN SILENCE Streams http://www.jamendo.com/it/album/51054

Published in: on settembre 30, 2009 at 6:43 am  Comments (1)  
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