APPENDICI III

4.3. IL FATTORE TEMPO

Nei primi Programmi Struttura privi di “Fattore Tempo”, gli Elenty erano molto più forti e prevalevano sulla copia gemella esterna, che si lasciava morire. Si creò dunque per Limbo un Programma Tempo che “invecchiava” i Programmi Viventi, all’insaputa dei volontari Elenty che credevano di poter sopravvivere Limbo per un tempo indeterminato.
La Rete di Hope infatti credeva che se un Elenty avesse vissuto un esistenza immortale, avrebbe corrotto la sua stessa natura, diventando una coscienza che sarebbe stata un’onnisciente evoluzione di quella umana, decisamente differente da quella che i programmatori si erano promessi di lasciare in eredità (vi erano inoltre rischi di collasso di identità e baratro d’appagamento che potevano portare al suicidio gli stessi Elenty). Per questo motivo si crearono i Frame, e si introdusse il fattore tempo.

4.3.1. IL TEMPO DENTRO LIMBO

E’ suddiviso in Cicli di circa 100 anni di Limbo, pari ad un millennio esterno. Questo Ciclo è determinato dal cammino di Mountoor, la montagna dove risiede il Portale per l’Emersione. Questa montagna è l’unico LAS (programma struttura) che non subisce trasformazioni ed è l’accesso al mondo esterno, e va dall’alba del Sole Azzurro nei pressi di Limbo in costruzione, al remoto Sole Rosso di Limbo in cancellazione.
Un Ciclo è a sua volta suddiviso in mezzi cicli e quarti di ciclo, individuabili dalle distanze tra l’alba, il tramonto e la posizione di Mountoor.
In un quarto di Ciclo (25 anni di Limbo e 250 esterni) c’è una costante nel sistema che si ripete regolarmente circa 100 volte, segnando un periodo simile a una stagione (3 mesi di Limbo e 2 anni e mezzo esterni). Si tratta del passaggio di una cometa che è possibile avvistare in qualsiasi luogo di Limbo. Nata per errore o forse per volere degli stessi programmatori, la Cometa Clessidra, battezzata così per la sua inerenza col tempo, è una sorta di campana che scandisce le stagioni di Limbo.
Il Programma Stanchezza, che interferisce con ogni Programma Vivente in Limbo, segnò il ciclo dei giorni, che in Limbo non sono condizionati dal sole. Ma i Programmi Viventi sentirono la necessità di suddividere i periodi di sonno (6/8 ore di stand by) e quelli di veglia (16/18 ore), in un totale di 10 Margini (3 di riposo e 7 di veglia).
La vita di un Elenty, come della maggior parte dei programmi viventi, ha una durata di un ciclo. Esistono però alcuni che riescono a crakkare il programma tempo e a diventare immortali.

4.4. I PROGRAMMI NECESSITA’

Interagiscono con i Programmi Viventi. Sonno, stanchezza, fame, sete, istinto, riprodursi, ecc… Senza di questi si romperebbe l’equilibrio del mondo virtuale e il significato stesso di esistenza da parte degli Elenty e degli Arcon.

4.4.1. RIPRODUZIONE DEI PROGRAMMI VIVENTI

Arenty padre con Arenty madre – Arenty figlio
Arcon padre con Arenty madre – Arenty figlio (la natura della madre prevale)
Arenty padre con Arcon madre – Arcon figlio (la natura della madre prevale)
Arcon padre con Arcon madre – Arcon figlio
Elenty con Arcon – Arcon figlio
Elenty con Elenty – Arcon figlio. Gli Elenty sono puri programmi derivati da una coscienza umana, è quindi eticamente impossibile procrearli in Limbo.

4.5. MEMORIA VITA E MEMORIA STRUTTURA

Limbo è un mondo chiuso, costantemente in cambiamento ma delimitato dalle sue possibilità di memoria. Questo non vale solo per la sua struttura che è in continua evoluzione, ma anche per i programmi viventi che circolano al suo interno.
Esiste un programma di sopravvivenza che spinge Arcon, Arenty ed Elenty a combattersi per lo spazio necessario all’evoluzione della loro entità. Un Elenty immortale è un enorme programma che occupa molta memoria; evolvendosi si espande ancor più fino, se necessario, a eliminare altri programmi per trovare lo spazio per la sua mole.
Se la prima è chiamata Memoria Struttura, la seconda è chiamata Memoria Vita.

4.6. ESISTENZE NOMADI

A causa della mobilità di Limbo, i programmi viventi al suo interno sono costretti ad una vita nomade. Non esistono stati sociali o paesi. I villaggi che vengono costruiti hanno sempre intenzioni provvisorie, e spesso è la stessa struttura di Limbo che provvede ai ripari per i programmi viventi come nel caso degli Alberi Montagna e delle numerose caverne di ogni tipo.
Solitamente un popolo vive in una zona fino a quando il ciclo si chiude e il loro insediamento si avvicina al tramonto del sole rosso, segno della cancellazione della struttura di Limbo. Quando questo accade, il popolo si mette in viaggio verso un nuovo luogo da abitare.

4.7. COLONNE DELLE VOCI E ORACOLI

In Limbo esistono delle colonne di cristallo che spuntano casualmente nei remoti angoli della sua struttura  e che vengono chiamate le “Colonne delle Voci”. Essenzialmente si tratta di portali di comunicazione per i programmi viventi. Le entità intelligenti usano le colonne per registrare dei messaggi al loro interno, messaggi che potranno essere ascoltati in ogni altra Colonna delle Voci. Non tutti però possono aver accesso alle colonne, e pochi conoscono il loro funzionamento.
Esistono messaggi aperti e messaggi schermati, diretti specificatamente a qualcuno, e naturalmente messaggi in codice, indovinelli e simili.
Anche Poseidon e Loke utilizzano le colonne per comunicare con i programmi viventi, ma sono molto attenti a non rivelarsi, e usano pseudonimi o lasciano anonimi messaggi.
Solitamente i due programmi divini comunicano attraverso gli Oracoli.

4.8. MNEMONIA

Esiste una memoria esterna che realizza un back-up compresso di tutti gli eventi rilevanti che avvengono in Limbo. Questo luogo dove viene conservata la testimonianza di ogni azione e parola di ogni programma vivente è chiamato “Mnemonia”.
Solo dei programmi evoluti riescono, non senza molte difficoltà, a codificare le informazioni compresse di Mnemonia. Confutarle e alterarle è quasi impossibile, ma un Elenty di grande esperienza (e magari anche un Arcon) potrebbe provarci.
In Limbo Mnemonia è una terra appartenente a un’altra dimensione. Un entità deve viaggiare attraverso il corpo, la mente, lo spazio e il tempo per raggiungere la Terra dei Ricordi, ed avere la meglio sulle fiere che ne proteggono l’entrata: i Lupi di Mneomonia, Divoratori di Rimorsi.

4.9. ENTITA’ E FORME

Gli Elenty hanno sembianze umane, essendo le proiezioni digitali delle coscienze di uomini. Non essenzialmente identica all’originale (guscio corporeo dove risiede la gemella) ma sicuramente somigliante.
L’evoluzione di un Elenty che viene corrotto dal fattore tempo (overdose di esperienza) apporta dei cambiamenti nella forma, così come lo stesso fattore tempo che innesca un input di invecchiamento in ogni programma vivente (almeno che non si riesca a crackare).
Gli Arcon sono prevalentemente umanoidi (derivano infatti da copie alterate di coscienze umane), ma la Rete di Hope riuscì anche a dare vita a delle creature decisamente non umane, che però preservavano l’indole libera tipica degli Acron.
Gli Arenty possono essere sia umanoidi, che animali, che qualsiasi altra cosa. Praticamente gli Arenty sono dei programmi struttura un po’ più evoluti e complessi. Di conseguenza Limbo ne è pieno.

4.9.1 REDNAKES

Sono Arcon di aspetto umano, alti e flessuosi, dotati di lunghe mani dalla potente stretta. Hanno una carnagione molto chiara, quasi lattea, e i loro occhi sono intensamente azzurri. Il loro nome deriva dal tipico dred-look, una chioma di spesse trecce cremisi che ricordano un nido di serpenti rossi (Rednakes).
Abili combattenti a mani nude, portano spesso dei lunghi pugnali ricurvi che agitano veloce davanti agli occhi dei loro antagonisti. Esistono Rednakes chiamati Shamani che riescono ad alterare i programmi struttura.
La loro comunità si sposta tra le foreste di Limbo abitando gli Alberi Montagna, tronchi enormi e cavi che possono accogliere decine di persone.

“…una pira di Pietre Infuocate, i magici sassi degli shamani, illuminava il volto di Vulno impegnato in dolorose espressioni, sotto lo sforzo della proferazione dell’incantamento. Un gesto della potente mano e il fuoco divampò ancor più in alto, per un accecante momento. Poi la fiamma si fece rossa e buia, e il paesaggio incominciò a crepitare.
Dai piedi dello shamano una larga voragine incominciò ad aprirsi, un passaggio annullatore di distanze, una porta per il luogo che Vulno era deciso a raggiungere…”

Tratto dai “Racconti delle Serpi Rosse”.

4.9.2. SANDITY

Popolo Arcon che vive presso il deserto in grotte di sabbia compatta. Minuti e dal volto fanciullesco, hanno una carnagione che tende sul rosso, e gli occhi di ghiaccio simili a quelli dei felini. Infatti possiedono i tratti tipici dei gatti, orecchie a punta e leggermente pelose, denti appuntiti e unghie artigliate che usano come armi in combattimento.
Silenziosi ed agili, alcuni Sandity chiamati Maestri possono trasformarsi in felini.
E’ un popolo schivo e riservato, che si allontana raramente dai luoghi che abita. Rinomata la bellezza delle loro donne, le Gatte…

4.9.3. SEWOLF

Creature Arcon di grossa mole, umanoidi ma ricoperte di peli. Hanno una curiosa carnagione bluastra, riflesso del mare presso cui abitano. Vivono infatti nelle grotte delle scogliere del Grande Mare di Limbo, il Mare Infinito come lo chiamano alcuni. Le grotte sono ampie e meravigliose, ricche di cristalli ed anfratti opere perfette della matrice.
I Sewolf sono abili forgiatori e maestri nell’uso di spade e spadoni. Pur vivendoci accanto, evitano prudentemente di navigare il mare, poiché lo temano più di ogni altra cosa.
Il Mare di Limbo si perde ai confini della sua memoria.

4.9.4. I DOWA

Popolo Arcon silenzioso e saggio, vive presso le grotte dietro le Cascate dell’Eternità “Foreverfall”. Le cascate sono un programma struttura di Limbo che ritorna abitualmente. Non sempre appaiono all’alba di Limbo dopo la loro cancellazione, ma prima o poi ritornano, e i Dowa lo sanno bene.
Durante il periodo in cui le cascate non sono presenti nel mondo virtuale, i Dowa errano in meditazione attraverso le terre di Limbo, cantando strane canzoni di dimensioni lontane.
I Dowa hanno una carnagione grigiastra e sono alti e flessuosi (assomigliano a giunchi), si muovono lentamente e con fare aggraziato. Hanno grandi occhi blu obliqui privi di bianco, piccolissime orecchie, due orifizi per naso, una bocca simile a una taglio (ma dolcemente sorridente) e sono privi di capelli. Conoscono la magia.

“…sentivo il rumore delle cascate cambiare in un’antica melodia, e vi erano delle voci che lo accompagnavano. Parlavano una lingua incomprensibile ma stranamente amichevole.
Mi avvicinai al bordo del precipizio e guardai oltre le pietre, giù fin dove il fiume si lasciava cadere con scrosci e gorgoglii, e la luce della Grande Luna Bianca illuminava le rocce che affioravano sopra l’acqua di un laghetto. Sopra le rocce alcune flessuose figure danzavano, o almeno io interpretai quei movimenti come una danza. Erano proprio quelle figure che partecipavano a quel canto. Per un attimo lunghissimo il mondo davanti ai miei occhi sembrò fermarsi…”

Tratto da “I Viaggi di Kyos”, storie delle recondite regioni di Limbo.

La prossima settimana il XIII capitolo di Limbo

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Published in: on febbraio 5, 2010 at 8:42 am  Comments (1)  
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CAPITOLO 6: La Terra dei Laghi – Gli Ittici – La Colonna delle Voci

Gli specchi d’acqua riflettevano il magenta del cielo, fin dove l’occhio arrivava. L’orizzonte si perdeva tra le nebbie, insieme al riverbero di quella moltitudine di laghi, tra la bassa vegetazione e le canne di bambù che affioravano un po’ ovunque. L’aria odorava di orchidee.
Jade osservava quel nuovo paesaggio mentre discendeva l’altura insieme ai suoi due compagni. Misar le camminava accanto aiutandosi con il suo bastone, mentre Yumo li seguiva qualche passo più indietro. Guidava i due muli attraverso il sentiero, guardandosi intorno di tanto in tanto. Il senso del pericolo del Protettore, affinato come in nessun altro, era costantemente all’erta.
Erano trascorsi una quindicina giorni da quando avevano lasciato il deserto. Misar sperava di poter avere qualche informazione sulla posizione della gilda attraverso la consultazione di una Colonna delle Voci. Per questo si erano diretti verso i laghi. Il vecchio era convinto che da qualche parte laggiù doveva essercene una. Il padre di Jade gliene aveva parlato una volta.
La posizione di questi luoghi di sapere e di scambio di informazioni, che secondo la mitologia Arcon furono messi dallo stesso Seidon per aiutare gli uomini a rintracciarsi in quel mondo così mutevole, cambiava insieme a tutto il resto, ma gli erranti divulgavano con impegno la conoscenza delle loro ubicazioni. Si diceva che venivano addirittura disegnate delle mappe speciali chiamate Carte a Proiezione, in cui venivano tracciate le possibili traiettorie di spostamento delle colonne. Jade non ne aveva mai viste, ma ne intuiva il loro funzionamento.
Molti studiosi avevano cercato di trovare un senso allo spostamento delle terre di Limbo. In realtà la deriva del mondo verso il Sole Rosso, lo strappo all’orizzonte che risucchia le terre in eccesso, avviene in modo abbastanza casuale. Ma alcune proiezioni rinvenute attraverso attente osservazioni di questi mutamenti sono risultate esatte. Per questo i Cartografi, rari personaggi che errano Limbo studiandone la sua mutevolezza, hanno una grande reputazione tra le comunità Arcon.
In quel momento un Cartografo sarebbe stato per loro di grande aiuto. Anche se la Colonna doveva trovarsi in quel luogo, potevano impiegarci un’intera stagione prima di riuscire  trovarla, e solamente dopo aver setacciato quelle terre in lungo e in largo.
Misar si fermò d’un tratto, scrutando l’orizzonte in direzione degli specchi d’acqua. Cercava di attutirne il riflesso con l’aiuto della mano. Gli occhi divennero due fessure e le folte sopracciglia si incurvarono.
«Laggiù!» disse.
Jade si era fermata accanto al vecchio e anche lei sondava il paesaggio alla ricerca di qualche traccia che indicasse loro una direzione da prendere. Seguì l’indicazione di Misar, che puntava il dito verso una larga distesa d’acqua sul lato sinistro del bacino verso cui discendevano, ma non vide niente.
«Cosa?»
«Un pescatore. Deve essersi insediata una comunità. Forse sapranno dirci qualcosa…»
Finalmente la ragazza riuscì a vedere quella striscia galleggiante che era la barca di un pescatore. Si rimisero in marcia puntando verso quella direzione, tenendo gli occhi ben aperti nella speranza di trovare altre tracce di una comunità presente nel luogo.
Jade aveva avuto altri sogni. La maggior parte di questi l’avevano confusa, altri invece l’avevano terrorizzata. Poco prima, mentre discendevano il sentiero, si era sentita come toccare da qualcosa. Una parte di lei aveva riconosciuto in quel tocco interiore la presenza dell’uomo dei sogni. Si era fermata ascoltando, mentre i suoi compagni la guardavano chiedendosi il motivo di quella strana sosta. Era stata questione di un momento. Un tocco lieve ma profondo, che l’aveva trapassata dalla testa ai piedi. E proprio attraverso le dita dei suoi piedi aveva avvertito quella presenza andarsene. Qualcosa le diceva che l’uomo dal volto scarno e gli occhi di ghiaccio era molto vicino.
Il sentiero, una volta raggiunta la piana più sotto, si perdeva nella bassa vegetazione che circondava i laghi. Il terreno era più morbido e l’aria più pesante. L’odore delle orchidee si era fatto quasi insopportabile, e Jade si augurò che trovassero in fretta ciò che stavano cercando. Non credeva di poter abituarsi a quell’odore.
Aggirarono alcuni stagni percorrendone le rive. Il terreno diventava sempre più melmoso e i loro stivali affondavano abbondantemente nel terreno. I muli si lamentavano di quel cammino, ma Yumo sapeva come tranquillizzarli. Si diceva che gli Arenty avessero una speciale empatia con gli animali, e che riuscissero a comunicare con loro in una forma sconosciuta di linguaggio.

cap6p
Raggiunsero il luogo dove avevano avvistato il pescatore. La barca galleggiava solitaria in mezzo a quello specchio d’acqua, e un uomo molto alto e sottile se ne stava in piedi al centro di questa. Jade ne riusciva a scorgere solo la sagoma, nel riflesso abbagliante della superficie del lago. L’uomo era immobile e teneva una lancia da pesca alta sopra la testa, pronta per trafiggere la preda appena questa si fosse avvicinata alla barca. Portava un ampio cappello di forma conica, indumento che lo identificava come appartenente alla comunità degli Ittici. I tre rimasero in silenzio osservando la scena che stava per compiersi. Qualsiasi rumore avrebbe spaventato il pesce e deconcentrato il cacciatore pronto al colpo.
La lancia saettò dalle mani dell’uomo immergendosi quasi totalmente. L’acqua ribollì accanto alla barca, segno che preda si stava dimenando. Quindi il pescatore caricò sulla barca il pesce infilzato, un esemplare grande quanto un bambino. Poi, come se si fosse accorto in anticipo della presenza dei tre, guidò la barca verso di loro.
Gli Ittici erano i pescatori di Limbo, un comunità antica e pacifica che aveva pochi contatti con gli altri Arcon. Non pescavano mai più di quello che serviva a loro e quindi non commerciavano il loro prodotto come facevano invece la maggior parte delle comunità, ma a volte davano delle grandi feste in riva ai laghi o ai fiumi. Arrostivano grossi pesci e suonavano i loro flauti di bambù per la gente che voleva partecipare. Tutti erano invitati e le feste potevano durare anche due o tre giorni consecutivi.
Pescavano su imbarcazioni leggere, facili da trasportare nel momento in cui cambiavano insediamento. Spesso risalivano i fiumi cercando nuove zone di pesca, ma rimanevano sempre nell’entroterra di Limbo. Come altre comunità, temevano il mare e lo evitavano di proposito.
La barca scivolò dolcemente lungo la riva, fermandosi a pochi passi da loro. Il pescatore rimase in piedi dov’era e salutò i tre con un cenno della mano. Sembrava restio a scendere sulla terra ferma. Il cappello proiettava un’ampia ombra sul suo volto nascondendone i lineamenti.
«Salve pescatore» salutò di rimando Misar. «Ci hai fatto assistere ad un grande spettacolo di caccia.»
L’uomo chinò la testa in risposta al complimento del vecchio. Gli Ittici erano famosi per la loro parsimonia comunicativa. Parlavano solo quando era necessario, e a volte neanche allora. Misar conosceva bene la loro reputazione, così non perse tempo in altri convenevoli ed arrivò subito al punto.
«Ci è stato detto che in questo luogo si trova una Colonna. Vorremmo aggiornarci sul tempo e su altre questioni del mondo. È molto importante per noi consultarla. La tua gente sa dove si trova?»
Immobile e silenzioso, l’Ittico sembrava non aver udito una parola di quello che il vecchio gli aveva appena detto. Jade era sul punto di spazientirsi, ma si accorse che l’uomo la stava osservando. Anzi, osservava il medaglione che portava intorno al collo. Con un gesto istintivo si portò una mano al petto, cercando con lo sguardo il suo Protettore. Yumo si era già accorto dell’occhiata che il pescatore aveva dato all’oggetto, e Jade poteva quasi udire il rumore della tensione dei muscoli del gigante muto.
Ma il pescatore non sembrò fare caso a tutto ciò. D’un tratto parlò, e la sua voce era sottile e armoniosa.
«Kawen sa dove si trova. Dovete seguirmi.»
E detto ciò smontò dall’imbarcazione e si caricò il grosso pesce sulle spalle. Poi si incamminò lungo la riva del lago, in direzione di un insenatura oltre la quale la bassa vegetazione lasciava il posto ad alte canne di bambù. I tre lo seguirono non senza qualche difficoltà. L’uomo si muoveva rapido nonostante il fardello che si portava sulle spalle. Aggirarono l’insenatura e attraversarono quella che sembrava un’apertura attraverso il canneto. Il terreno del sentiero diventò più solido a mano a mano che si allontanavano dal lago. Erano completamente circondati da alte e svettanti piante di bambù.
D’un tratto l’uomo si fermò voltandosi verso di loro.
«Avete bisogno di ristoro?»
La domanda suonava forzata. Misar declinò l’invito.
«No, ma avete la nostra gratitudine.»
«Va bene. Aspettatemi qui.»
Poi proseguì lungo il sentiero scomparendo velocemente alla loro vista.
«Che succede?» domandò Jade con un leggero nervosismo. Ricordava lo sguardo che l’uomo aveva dato all’amuleto. Ne era forse stato incantato? Si diceva che gli oggetti di famiglia facessero questo effetto su alcuni uomini. La sola vista poteva indurre al delitto…
«Non preoccuparti…» cercò di tranquillizzarla Misar. Ma anche lui sembrava teso. Intanto Yumo aveva estratto lo spadone. Per il gigante non si poteva essere mai troppo cauti.
Attesero oltre il tempo di una pausa, avvertendo la tensione salire. Jade era sul punto di chiedere al compagno di tornare indietro. Nel silenzio irreale di quel canneto, in cui le foglie dei flessuosi bambù si muovevano appena, la giovane Keeper si sentiva come un topolino in gabbia.
Poi udì dei passi che venivano dal lato in cui si era allontanata la loro guida. Apparve il pescatore ed insieme a lui c’era un altro uomo, di aspetto simile e con un identico cappello. Doveva trattarsi di Kawen.
L’uomo che li aveva guidati nel canneto parlò.
«Lui può aiutarvi. Io ho compiuto il dovuto. Adesso devo lasciarvi» e con un gesto del capo salutò i tre, poi ritornò sui suoi passi e scomparve tra il fitto bambù.
Anche Kawen aveva gli stessi modi distaccati del suo compagno. Disse loro solo una parola: “seguitemi”. Poi partì di gran lena in direzione del lago in cui avevano visto il pescatore. Aggirarono la distesa d’acqua ed entrarono in una zona molto più paludosa. I muli facevano fatica a proseguire anche a causa del pesante carico. Ma l’Ittico assicurò loro che il tratto sarebbe stato breve.
Al profumo nauseante delle orchidee si erano aggiunti gli insetti della palude. Ci fu un momento in cui Jade pensò di non riuscire più ad andare avanti. La testa incominciò a girarle e le si annebbiò la vista. Si sentì afferrare per un braccio, una stretta tempestiva ma gentile. Si accorse che Yumo la stava sorreggendo, mostrandole un sorriso piatto che le fece comunque piacere.
Kawen aveva detto la verità. Il terreno tornò ad essere meno paludoso e gli insetti diminuirono. Entrarono in un boschetto di felci e proseguirono per uno stretto sentiero. Il percorso non era dei più facili, ma almeno l’odore delle orchidee si era attenuato e Jade ritrovò la lucidità necessaria per proseguire da sola. Ringraziò il gigante muto che le rispose con uno sguardo di adorazione.
Uscirono dalla bassa vegetazione e si ritrovarono davanti ad un ampia distesa d’erba alta. In mezzo alla pianura, come uno specchio incorniciato, vi era una distesa d’acqua argentata di forma quasi perfettamente rotonda. Si era alzato un vento leggero che accarezzava il prato e increspava lievemente la superficie del lago. Vi era un salice dalla gigantesca chioma che cresceva sulla riva. Il vento lo faceva danzare dolcemente al ritmo di una musica inudibile.
«Laggiù!» disse l’Ittico indicando l’albero danzante. «Proprio sotto quel salice si nasconde la colonna.»
«Vi siamo molto grati pescatore» rispose Misar. «Possiamo ripagarvi della vostra gentilezza in qualche modo?»
Kawen guardò il vecchio da sotto l’ampio cappello conico. Jade non riusciva ad indovinare la sua espressione, ma per un attimo ebbe la sensazione che lo sguardo dell’uomo si fosse posato sul suo amuleto. La Keeper pregò che non chiedesse l’oggetto come pegno del suo servizio.
Anche Misar sembrò accorgersi di quello sguardo. Allungò la mano in direzione dell’uomo porgendogli un piccolo sacchetto di pelle.
«Ecco qua. Non è molto, ma credo che possano piacere alla tua compagna.»
Kawen afferrò il sacchetto e lo aprì. Una manciata di piccole perle di fiume scivolarono nella sua mano. L’Ittico le osservò di sfuggita, poi tornò a guardare in direzione di Misar, e forse anche di Jade. Sembrava sul punto di voler fare un’altra proposta, ma cambiò idea. Rimise le perle nel sacchetto e se lo infilò nella tasca dei sui larghi pantaloni da pescatore.
«Avete bisogno di ristoro?»
Era il codice del pescatore. Ogni Ittico era obbligato ad offrire il ristoro agli erranti, malgrado quello che pensasse di loro. Jade si domandò se non fosse proprio a causa dell’amuleto che i due pescatori si erano dimostrati così distaccati nei loro confronti.
«Grazie, ma non possiamo» rispose Misar. «Ma portate i nostri saluti e ringraziamenti a tutta la vostra comunità. Possa Seidon abbracciarvi col suo amore.»
Kawen ringraziò con un cenno con il capo, poi tornò sui suoi passi in direzione della palude. In un attimo i tre non furono più in grado di vederlo.
Misar guidò il gruppo lungo la riva dello specchio d’acqua. Il salice si trovava sulla sponda opposta, un esemplare gigantesco le cui fronde ricadevano sulla superficie del lago creando una zona d’ombra imperscrutabile. Le colonne erano sempre legate ad un luogo particolare che molti Arcon avrebbero definito magico. In realtà la magia risiedeva unicamente nella colonna, e non nel paesaggio circostante. Jade però non poté fare a meno di pensare che quel luogo fosse in qualche modo incantato, uscito da una terra di sogno o da una favola per bambini. L’argento del lago era abbagliante, il prato sfumava dal giallo oro al verde più intenso, mentre le carezze del vento giocavano insieme alle sfumature creando strani effetti ottici. E poi c’era l’albero, il sovrano assoluto di quel luogo circoscritto, apparso d’improvviso all’interno di un bosco di felci. Per un attimo si sentì parte di una rappresentazione, protagonista o pedina di una storia narrata intorno al fuoco.
Si fermarono a una decina di passi dal grande salice. Non riuscivano a vederne il tronco a causa delle abbondanti fronde che lo ricoprivano formando una specie di tenda naturale. La colonna doveva trovarsi al suo interno, nascosta nell’ombra di quello strano antro.
Yumo si avvicinò alle fronde e ne scostò un drappo, sbirciando all’interno alla ricerca di qualche pericolo. Dalle ombre sotto il salice provenne un odore pungente di sottobosco e di funghi insieme ad un riverbero rosato di natura indefinita. Jade sporse la testa verso l’apertura cercando di vedere meglio. Vi era un basso piedistallo di forma cilindrica che spuntava da un tappeto di foglie umide. La colonna era levigata come madreperla e trasparente come il quarzo. Emanava una strana luminescenza che variava dal rosa all’arancio, in una pulsazione regolare che poteva ricordare il battito di un cuore.
Misar fece strada all’interno dell’antro, seguito dappresso dalla ragazza. Yumo assicurò i muli legandoli ad un ramo e poi entrò insieme ai suoi compagni. Nonostante la sua mole, la cupola di fronde poteva accoglierlo tranquillamente.
Una volta sotto il salice Jade si sentì come trasportare in un luogo diverso. Il lago rotondo ed il prato d’erba alta non erano scomparsi solo alla sua vista, ma qualsiasi altra sensazione le diceva che non esistevano più. Avvertiva che oltre quel drappo di fronde che li circondava non ci fosse più niente. Il vuoto assoluto.
La sensazione durò un istante, poi tornò a concentrarsi sull’oggetto che aveva davanti, la Colonna delle Voci. Non ne aveva mai vista una prima di allora. Nella sua comunità solo i primi cacciatori si recavano a volte a consultarle, quando fortuitamente s’imbattevano in una di queste. Misar invece sembrava conoscerle. Posò entrambe le mani sull’estremità di quel cilindro rosato che spuntava dal terreno in maniera così innaturale, e chiuse gli occhi invitando i suoi compagni a non far rumore. La lettura avveniva in silenzio e poteva durare anche la metà di un margine, a seconda delle informazioni che si cercava.
Nessuno sapeva quante colonne ci fossero su Limbo. Anche queste si spostavano insieme alle terre, ma erano disseminate in maniera uniforme, così da poter raggiungere tutte le comunità erranti e stabili del mondo. Chiunque poteva utilizzarle, lasciandovi notizie oppure consultandole. Bisognava fare attenzione a non venire ingannati dalle false indicazioni. Vi erano insidie nei messaggi lasciati, e qualcuno parlava dei Corruttori di Menti, gente astuta che manipolava le persone attraverso insidiosi messaggi.
Misar rimase attaccato alla colonna per il tempo di due pause. Yumo e Jade restarono accanto al vecchio per tutta la durata della consultazione. La ragazza notò che all’interno della cupola di fronde anche tutti i suoni esterni erano attutiti. Il vento, che soffiava leggero sul lago e l’erba alta, sembrava scomparso. La sensazione di trovarsi in un luogo distante non l’abbandonò per tutto il tempo in cui rimasero là dentro. Quando finalmente Misar staccò le mani dalla colonna, chiese agli altri di uscire. Anche per lui quel luogo era diventato fatto soffocante.
Una volta fuori dalla cupola il vecchio parlò.
«Ho letto solo parte delle notizie più recenti. È un periodo di fermento, sembrerebbe. Stanno accadendo molte cose, la maggior parte delle quali sono per me indecifrabili.»
«Che genere di cose?» domandò la ragazza.
«I Testimoni di Seidon si stanno allargando, perseguitando i maghi e gli eretici. La Torre Galleggiante è in movimento, portando con se distruzione e follia. Erano molte stagioni che non se ne sentiva parlare. I Dowa dedicano molti canti al cielo, segno che la paura accarezza il mondo. Qualcuno dice anche che il tempo dell’Emersione è vicino, ma non darei molta importanza a questa notizia. C’è sempre qualcuno che profetizza un imminente avvento dell’eclisse.»
Mentre parlava, cercando di ricordare quello che aveva decifrato durante la consultazione, Misar osservava assorto la superficie argentea del lago. Jade ebbe un brivido quando sentì nominare la Torre Galleggiante. Il delirante demolitore di Limbo, lo stregone Sawar. Più volte aveva pensato e temuto e che l’uomo dei sogni fosse proprio lui. No, non era una storia per bambini. La Torre esisteva per davvero.
«E la gilda?» chiese lei.
«Siamo fortunati ragazza. La gilda è passata di qua non molto tempo fa. Era diretta verso le piane oltre i laghi. Forse riusciremo a raggiungerla se la comunità ha deciso di accamparsi.»
Jade non poté fare a meno di notare l’ansia che era scesa sull’espressione del vecchio. Continuava ad osservare il lago, perso in pensieri insondabili.
«Cosa c’è che non va?»
«Niente, probabilmente. Vi era un messaggio strano nella colonna. Non sono riuscito a capirlo, ma nascondeva qualcosa.»
«Che diceva?»
«Una frase senza senso, ma che non riesco a togliermi dalla testa. La frase occupava ogni spazio della colonna, come un libro scarabocchiato con un inchiostro rosso.»
Il vecchio voltò lo sguardo verso la ragazza, due fessure cespugliose.
«Diceva: nella verità muore la speranza!»

Continua venerdí prossimo

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L6

Published in: on ottobre 23, 2009 at 7:28 am  Comments (2)  
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