CAPITOLO 15: Un destino non ancora scritto

PREVIOUSLY ON LIMBO

L’eclisse ha annunciato il tempo dell’Emersione. Gli Arcon credono che consegnando al Guardiano di Mountoor, la montagna sacra, gli oggetti sacri di Seidon, il vecchio mondo tornerà e Limbo smetterà di essere una terra cangiante ed instabile. Gli Elenty, maghi immortali primordi, sanno che la verità è un’altra. L’Eclisse è la campana che segna la fine del lungo tempo di attesa dentro Limbo, un mondo virtuale costruito per conservare l’eredità dell’umanità perduta.

Solamente gli Elenty e le loro copie conservate negli oggetti sacri saranno in grado di lasciare Limbo. Gli Arcon, essendo entità digitali fittizie, non potranno in alcun modo uscire dal loro mondo.

Accanto a Misar e a Jade, la ragazza Keeper protettrice di un oggetto sacro, si sono uniti nuovi compagni di viaggio; Nicon e il giovane Tzadik, più due superstiti della Gilda, e poi Mylo e il mago Elenty Rivier. Insieme dovranno attraversare le Lande del Disordine per raggiungere la montagna sacra,

Da un’altra parte Druge e la sua compagna Mila hanno appena scoperto un’amara verità: Druge, che si era sempre creduto un Elenty, è in realtà un Arcon.

Presto la nuova illustrazione di Charles Huxley.

LIMBO CAPITOLO 15: Un destino non ancora scritto

Le navi ripreso la rotta verso la Biblioteca Volante, leggiadre veleggiavano nel cielo come aquiloni, silenziose sparivano nella distanza, tra le nuvole ed i riflessi porporini dei cieli di Limbo. I tre erano stati riportati a terra, su un promontorio smeraldino puntellato di viole e di narcisi, e nel discendere verso valle si potevano scorgere alcuni ulivi antichi, anche se non potevano dirsi davvero antichi perché tutto il paesaggio era un mero disegno digitale insensibile al tempo. Druge guardò la sua compagna Mila e vi lesse nello sguardo sgomento e rassegnazione. Poi si volse verso il suo gemello che era stato Ryo, amico e compagno di spada.
«Chi diavolo è?» chiese, rivolto alla donna.
«Un Framemaker» rispose lei, con la voce rotta da un irrefrenabile senso di disperazione. «Ce li misero a nostra insaputa per copiare le informazioni digitali di noi Elenty e conservarle allo stato “puro”. Per non rischiare il rigetto d’identità, i Framemaker, una volta trasformatisi nella copia identica del soggetto, prendevano la forma di un prezioso monile. È così che furono creati gli oggetti di famiglia, quelli che gli Arcon venerano quali artefatti del loro dio Seidon.»
I due uomini si fronteggiavano, identici come un’immagine riflessa in uno specchio.
«Il rigetto d’identità avviene istintivamente in un Elenty» continuò la donna. «Trattandosi di un’entità unica, non può sopportare la presenza di una gemella. Gli Arcon furono creati ad immagine e somiglianza degli Elenty, ma vennero alterati alcuni loro codici per evitare il rigetto. I Framemaker però erano in grado di acquisire l’entità digitale e in un secondo tempo trasformarsi nella copia esatta dell’Elenty in una forma “congelata”, racchiusa dentro un oggetto. In questo modo l’Elenty non poteva sentire la presenza del suo doppione. Se parlo al passato è perché, a quanto sapevo, i Framemaker terminarono il loro lavoro di copiatura al termine del primo ciclo di Limbo, e credevo che non ne esistessero più…»
Druge avvicinò la mano all’elsa della spada, guidato dall’idea ingannevole che se si fosse convinto di essere in preda ad un rigetto d’identità, forse poteva ancora dirsi un Elenty. Come se avesse letto i suoi pensieri, il gemello fece il suo stesso gesto. “Che stupido”, pensò allora l’Arcon. “Non posso continuare ad ingannarmi. Io non provo nulla per questo uomo…”
«Non sapevo che i Framemaker potessero copiare anche gli Arcon. Credo che Ryo avesse una missione da compiere, come hanno detto i Veggenti, ed era quella di rivelare la tua vera natura… » proseguì Mila. «Ma tutto ciò è molto strano…»
«Perché?» chiese Druge, continuando a fronteggiare il gemello.
«Perché il disegno di Limbo fu chiuso molto prima della fine del primo ciclo, ed allora nessuno poteva sapere che gli Elenty, né tanto meno gli Arcon, sarebbero diventati immortali.»
«Che significa?»
Lei allora gli afferrò un braccio chiedendogli di guardarla. «Druge, amore mio, adesso mi è finalmente chiaro il motivo per il quale non riesci ad afferrare completamente il senso di Limbo. In passato ho temuto più volte che tu potessi essere un Arcon, non perché non ti saresti meritato il mio amore, ma semplicemente perché non avrei più potuto sperare in una vita diversa, fuori da questa prigione, insieme a te. Credevo che il tempo avesse eroso i tuoi ricordi, come la pioggia fa con la roccia, eppure tu mi parlavi dei sogni che facevi e di luoghi che ho visto soltanto fuori da Limbo. Ma adesso non m’importa più. Non voglio uscire, non m’interessa l’Emersione, voglio rimanere qui insieme a te, per sempre…»
Lui le cinse la vita e la tirò a se baciandola, riversando nella sua bocca tutta l’energia del suo amore, tutto il calore della sua passione.
«Tu devi uscire Mila! È il tuo destino…»
«No…» La donna non riuscì a trattenere le lacrime, combattuta dal desiderio di rivedere la luce del sole, quello vero, ed il bisogno di stare accanto all’uomo che amava.
«Cosa volevano dire le tue parole? Cos’è che non capisci?» domandò Druge, cercando di distrarla dalla tempesta di emozioni che la scuotevano. Mila respirò piano, riacquistò la calma e provò a spiegare all’Arcon, con parole semplici, quale erano le ragioni dei suoi dubbi.
«Ryo è nato dopo…»
«Che vuoi dire?»
«I Framemaker avevano una missione ben precisa. Furono introdotti all’inizio per copiare gli Elenty presenti in Limbo. Una volta terminate le loro missioni, questi si trasformavano negli oggetti sacri di Seidon. Per ogni Elenty vi era un Framemaker, né uno di più né uno di meno. I Framemaker non erano in grado di rinascere. Erano Arcon creati nel disegno primordiale di Limbo. Ma la missione di Ryo era un’altra; rivelare la tua vera natura. I Veggenti sapevano… Questo può voler dire solamente una cosa, che qualcuno è ancora capace di alterare il disegno di Limbo dall’esterno… »
«Vuoi dire che c’è ancora un carceriere vivo?»
«Credo di si…»
Il settimo margine sfumò in quel momento, la luna sgusciò fuori dall’orizzonte e la cometa clessidra brillò violentemente della sua luce azzurra, alla fine del primo quarto di cielo. Da qualche parte un antico mago guidava un gruppo di uomini e una ragazza verso la montagna sacra, mentre in una grotta sulla spiaggia del mare infinito, una donna pregava per la vita del suo amore. Quella donna era Davinia, maga suprema e compagna di Sawar, il delirante demolitore di Limbo.

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Published in: on marzo 12, 2010 at 8:50 am  Comments (2)  
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  1. […] Le navi ripreso la rotta verso la Biblioteca Volante, leggiadre veleggiavano nel cielo come aquiloni, silenziose sparivano nella distanza, tra le nuvole ed i riflessi porporini dei cieli di Limbo. I tre erano stati riportati a terra, su un promontorio smeraldino puntellato di viole e di narcisi, e nel discendere verso valle si potevano scorgere alcuni ulivi antichi, anche se non potevano dirsi davvero antichi perché tutto il paesaggio era un mero disegno digitale insensibile al tempo. Druge guardò la sua compagna Mila e vi lesse nello sguardo sgomento e rassegnazione. Poi si volse verso il suo gemello che era stato Ryo, amico e compagno di spada… continua… […]

  2. […] Le navi ripreso la rotta verso la Biblioteca Volante, leggiadre veleggiavano nel cielo come aquiloni, silenziose sparivano nella distanza, tra le nuvole ed i riflessi porporini dei cieli di Limbo. I tre erano stati riportati a terra, su un promontorio smeraldino puntellato di viole e di narcisi, e nel discendere verso valle si potevano scorgere alcuni ulivi antichi, anche se non potevano dirsi davvero antichi perché tutto il paesaggio era un mero disegno digitale insensibile al tempo. Druge guardò la sua compagna Mila e vi lesse nello sguardo sgomento e rassegnazione. Poi si volse verso il suo gemello che era stato Ryo, amico e compagno di spada. «Chi diavolo è?» chiese, rivolto alla donna… continua a leggere… […]


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