CAPITOLO 14: I Veggenti di Mnemonia

Col precedente capitolo si è conclusa la prima parte della storia che riguarda gli eventi del 12esimo ciclo di Limbo. L’attenzione a questo punto si sposta su dei nuovi personaggi e su un nuovo scenario.

Presto anche questo episodio della saga verrà accompagnato da una spettacolare illustrazione di Charles Huxley.

Buona lettura.

«Riesci a vedere anche tu quello che vedo io?»
«Sono le navi dei Veggenti, non è vero Mila?»
La donna annuì col capo ma non disse nulla. Si erano arrampicati su uno degli alberi-montagna che spiccavano alti sopra la foresta. Spesso venivano usati dalle comunità Rednakes come rifugi. L’ombra proiettata da due enormi vascelli volanti si muoveva lentamente verso di loro. Quando le navi furono esattamente sopra le loro teste, il sole si nascose e smise di abbagliarli, così furono in grado di scorgere i particolari dello scafo, gli intagli pregiati nel legno magico e la forma inconsueta del timone.
«Dove vanno?» domandò Ryo, che all’apparenza sembrava solo un ragazzo. La verità però era un’altra, e neanche i suoi amici più cari potevano immaginarla.
«Non lo so…» rispose Druge, il fiero guerriero immortale.
«Portano gli aggiornamenti…» spiegò Mila, incapace di distogliere lo sguardo dalla meraviglia che li sovrastava. «Escono da Mnemonia solamente di rado ed esclusivamente per portare le novità di Limbo agli archivi della Biblioteca Volante.»
«Non credi che la loro apparizione abbia in qualche modo a che fare con l’eclisse?» chiese il giovane Ryo.
«Può darsi, ma non ne sono sicura» rispose la donna Elenty. «E comunque vanno nella direzione opposta alla nostra. Mountoor si trova dall’altra parte» concluse, indicando le montagne alla loro sinistra.
All’indomani del segnale che preannunciava l’Emersione, i tre amici si erano subito messi in viaggio verso la montagna sacra. Da diverse stagioni vivevano appartati nella foresta, nei pressi di un’antica quercia nella quale si nascondeva l’oracolo di Kyos, il fratello di Seidon che gli Arcon consideravano responsabile di tutti i loro guai. Alcuni Elenty, una volta scoperto l’inganno dei Frame, avevano incominciato a studiare la struttura di Limbo in tutti i suoi aspetti, partendo proprio dall’ascolto degli oracoli. In questo modo molti erano diventati immortali e avevano imparato ad usare la magia. Lo studio di queste “bocche divine” poteva schiudere ancora moltissimi misteri, e per questo motivo gli Elenty e gli Arcon più evoluti continuavano ad ascoltarle.
«La montagna può aspettare…» affermò Druge. Gli occhi gli brillavano della brama di conoscenza. Mila rimase stupita da quella reazione. Tra di loro correva un vincolo molto più forte dell’amicizia. Insieme avevano viaggiato attraverso Limbo per numerosi cicli, fidandosi ciecamente l’uno dell’altra, rincuorandosi a vicenda nei momenti più cupi. Solo così erano riusciti a non farsi corrompere dagli inganni di quell’esistenza fittizia. Eppure Mila sapeva quanto impazientemente Druge avesse atteso il momento dell’Emersione, forse più di qualsiasi altro Elenty. Il fatto che la sua curiosità lo portasse a rallentare la loro marcia verso la montagna sacra, la meravigliava e in qualche modo tranquillizzava. Mila infatti conservava nel cuore un antico timore, sbiadito attraverso le stagioni trascorse accanto al suo amore, e quella paura le sussurrava un’assurda verità: Druge non era un Elenty e perciò non gli era permesso di uscire da Limbo.
«Mila, mi hai sentito?»
«Perdonami amore, avevo la testa fra le nuvole…»
«Abbiamo poco tempo, se vogliamo riuscire ad arrampicarci sugli scafi. Unendo i nostri canti forse riusciremo a sollevarci fino a raggiungere quel timone. Poi potremo arrampicarci facilmente oltre la balaustra…» spiegò il guerriero.
«Si, e che cosa diciamo ai Veggenti?» chiese Ryo con una punta di sarcasmo.
«Ci penseremo appena saremo sopra…» e con una scrollata di spalle Druge liquidò la questione. Subito i tre sillabarono le parole in bit di un complicato incantesimo. Il crepitio li avvolse e i loro corpi iniziarono a sollevarsi oltre l’immensa chioma dell’albero-montagna. Rompere le regole di gravità di quel mondo non era difficile, il problema era il controllo. Solo i maghi più potenti erano capaci di volare a loro piacimento. Per un attimo Mila temette che non sarebbero riusciti a guadagnare il timone della seconda nave, poi Druge, rischiando di mettere in pericolo tutti quanti, ruppe l’incantesimo e artigliò l’aria cercando una presa. Riuscì ad afferrare l’appendice dello scafo e ad issare tutti quanti sopra il timone. I tre ripreso fiato, sorrisero, poi iniziarono ad arrampicarsi, mentre gli alberi della foresta scorrevano a diverse centinaia di metri sotto di loro. Con l’aiuto delle sue possenti braccia, Druge riuscì a sporgere il capo oltre la balaustra, gettando rapidamente uno sguardo sul ponte della nave. Nessuno era in vista e così incitò i suoi compagni a seguirlo. Un attimo dopo si trovavano tutti e tre sul vascello. Il mondo ai loro piedi aveva assunto una strana colorazione, come se un filtro fosse stato adagiato tra la terra ed il cielo e colorasse tutto d’argento e d’oro. Mila e Ryo rimasero esterrefatti dalla visione, ma Druge non perse d’occhio il ponte, la mano salda attorno all’elsa della spada che gli pendeva dal fianco sinistro.
Con movimenti fluidi e veloci una colonna di uomini avvolti in sottili tuniche blu aggirò l’albero maestro precipitandosi verso il gruppetto di clandestini. Druge ebbe l’impressione che fossero spuntati dal nulla. Si disposero silenziosamente in semicerchio di fronte a loro, dodici in totale, e occuparono buona parte del ponte di poppa. Erano minuti, smilzi e le tuniche provviste di cappuccio celavano i loro lineamenti. Anche le mani, consorte dentro le ampie maniche della veste, erano nascoste alla vista dei tre.
«Qualche idea?» chiese Ryo, con un mezzo sorriso. Druge lo fulminò con lo sguardo, fece per muoversi di un passo verso i Veggenti, ma si arrestò quando si accorse che Mila lo aveva preceduto.
«Perdonate la nostra intrusione, ma il recente evento che ha annunciato l’avvento dell’Emersione ci ha scossi molto. Non abbiamo potuto fare a meno di pensare che il vostro passaggio sia in qualche modo connesso con la passata eclisse, per questo motivo…»
«…vi siete intrufolati sulla nostra nave?» la interruppe una voce sibilante che proveniva dal centro del cuneo di uomini. Mila perse il filo del discorso, pensò velocemente a qualcos’altro da aggiungere ma rimase in silenzio, conscia di non avere una scusa plausibile. Allora fu Druge a parlare.
«Proprio così, e se per voi è un problema risolvere la questione civilmente, sarei lieto di farlo in maniera più movimentata…» disse il guerriero, accarezzando il pomo della spada.
«Povero Arcon…» rise la solita voce, e prima che Druge si risentisse dell’affronto aggiunse: «ma non è assolutamente nostra intenzione contrastarvi. Diteci semplicemente quello che volete e cercheremo di soddisfare le vostre richieste, dopo di che vi riporteremo a terra.»
I tre amici rimasero interdetti, leggermente sorpresi da quella reazione. Ancora non erano sicuri di chi stesse parlando, e a Mila le venne la bizzarra idea che forse quella che sentivano era la voce di tutti e dodici i Veggenti, che agivano come un’entità unica. Gli uomini intonacati rimanevano completamente immobili e anche le loro vesti parevano ingannare il programma “vento” che sferzava sul ponte della nave.
«Potete dirci qualcosa sull’Emersione? È davvero giunto il momento?» chiese la donna Elenty.
«Beh, sembrerebbe così» risposero i Veggenti.
«Quindi la vostra uscita da Mnemonia non ha nulla a che fare con l’eclisse?» aggiunse Druge, cercando di contenere la sua impazienza.
«In qualche modo si. Portiamo gli aggiornamenti anche se siamo decisamente in anticipo. Il motivo è semplice; l’eclisse ha scatenato una serie di eventi che richiederanno tutti i supporti di memoria a nostra disposizione. Abbiamo svuotato le cartelle, compresso i dati, selezionato gli eventi più importanti e adesso li stiamo portando alla biblioteca. Ci aspetta un grande lavoro al nostro ritorno.»
«Sei riuscita a capirci qualcosa Mila?» chiese Druge, guardando negli occhi la sua amante.
«Credo di si, e credo anche che stiamo perdendo tempo.»
«Proprio così» affermarono i Veggenti, con un una nota sarcastica nella voce.
Druge sentiva che c’era qualcosa che non andava, che non stavano dicendo tutto quello che c’era da dire. Druge era un guerriero immortale, un Elenty primogenito, anche se in passato la stessa Mila aveva messo in dubbio la sua vera identità. Attraverso i cicli aveva sviluppato una straordinaria capacità di discernere il falso dal vero, una tecnica mentale paragonabile alla sua abilità di spadaccino. E anche per questo i Veggenti non lo videro arrivare.
Si lasciò guidare dal suo intuito, balzò come un felino sul penultimo uomo sulla destra, e anche se la voce che era di tutti e dodici proveniva dal centro del cuneo, Druge sentì che quella era la figura che catalizzava le menti di tutto il gruppo. Con estrema precisione descrisse un fendente che andò a fermarsi a un paio di centimetri dalla gola dell’uomo. Poi tirò fuori la sua voce più feroce e persuasiva: «Non vi credo, ma vi do un’altra possibilità.»
Il silenzio era rotto solo dal vento che scuoteva le vele del vascello. Ryo aveva estratto la sua spada, ma era rimasto immobile accanto a Mila, che si fidava del suo amante anche se non riusciva ad abituarsi alla sua impulsività.
«Mio caro Arcon, anche se ti dicessi il resto non capiresti un bel niente» affermò la voce dei Veggenti, ricolma di ironia.
«Io non sono un Arcon!» urlò di rimando Druge, e Mila pensò che era sul punto di esplodere. Invece trattenne la mano e rimase in attesa.
«Forza, tocca a te adesso. Mostraglielo, è giunto il momento.» La voce si rivolgeva al giovane Ryo, che alzò la testa e spalancò gli occhi come se si risvegliasse da un sogno. Lasciò cadere la spada che rotolò rumorosamente sul ponte della nave. Solo in quel momento Druge e Mila capirono che i Veggenti si erano rivolti al loro compagno.
«Che significa?» provò a chiedere la donna Elenty.
«Lo vedrai…» risposero i Veggenti.
Ryo si mosse verso l’amico di spada, allungò una mano e afferrò gentilmente la sua spalla. Druge non ebbe il tempo di reagire. Percepì un flusso caldo percorrergli il corpo, non proprio doloroso ma di cattivo gusto. Si voltò di scatto, pronto a sferrare un colpo al suo amico, invece rimase immobile, esterrefatto, incapace di respirare. Di fronte a lui non c’era più Ryo, il giovane guerriero che per innumerevoli stagioni aveva combattuto al suo fianco. Vi era invece l’identica copia di Druge, l’immagine specchiata del guerriero immortale che si era sempre creduto un Elenty, una persona vera prigioniera di un mondo fasullo, non una manciata di codici binari.
Ma gli Elenty, per la loro natura unica, non potevano essere replicati.

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Published in: on febbraio 26, 2010 at 12:20 pm  Comments (2)  
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