APPENDICI II

4. LA STRUTTURA DI LIMBO

Limbo è un mondo incredibile e meraviglioso. È una dimensione sempre in evoluzione, che per ragioni di memoria limitata non si estende, ma si trasforma.
La struttura di Limbo ha due vertici, uno delimitato da un’alba permanente di un sole azzurro e l’altro delimitato da un tramonto permanente di un sole rosso. L’alba rappresenta la costruzione di nuovi programmi struttura, mentre il tramonto segna il punto in cui i vecchi LAS si cancellano per liberare memoria.
I programmatori di Limbo hanno curato ogni dettaglio per la riuscita del grande esperimento. Cosa importantissima è il continuo afflusso di energia elettrica necessario per la sopravvivenza di ogni Elenty al suo interno. Questo avviene attraverso una abbondante fonte di energia rinnovabile connessa al grande processore.
I piani dei programmatori non sono stati rivelati totalmente ai volontari che hanno abbandonato l’esistenza terrena per vivere la nuova esistenza cibernetica. Questa segretezza deriva dagli studi effettuati sulle sperimentazioni di altri mondi virtuali.
Secondo il piano conosciuto, gli Elenty avrebbero dovuto vivere un pacifica esistenza in Limbo per testimoniare l’esistenza dell’uomo a chi un giorno avrebbe codificato questa eredità elettronica, nella speranza di tornare in superficie dentro un nuovo corpo.
Ma le anomalie dei mondi virtuali portarono gli scienziati a complottare un diverso disegno. Limbo avrebbe avuto un fattore tempo, molto rallentato ma presente. La Rete di Hope credeva che sarebbero passati millenni prima che qualcosa potesse accadere all’esterno. Il fattore tempo avrebbe fatto invecchiare e morire i programmi viventi al suo interno, ma avrebbe dato loro la possibilità di riprodursi. Il fattore tempo era importantissimo per armonizzare un mondo virtuale.
Ma se gli Elenty sarebbero morti di vecchiaia, a cosa sarebbe servito tutto?
La Rete di Hope creò dei doppioni degli Elenty all’insaputa di questi ultimi, e li imprigionò in dei FRAME che congelavano le entità stesse lasciandole in stand-by. Questi Frame vennero consegnati nelle mani di alcuni Arenty e Arcon con lo scopo di proteggerli fino a quando non sarebbe giunto il momento dell’Emersione.
I programmatori inoltre non fecero Limbo come un mondo pacifico e bellissimo. La moltitudine di creature, scenari e altre variabili lo rendeva, nel suo favolistico approccio, un mondo molto simile al reale. Vi erano Arcon che avevano paura di essere distrutti una volta che l’Emersione fosse avvenuta e Limbo non avesse avuto più importanza. Vi erano Arenty che avevano il preciso scopo di eliminare gli Elenty, e alcuni di proteggere coloro che avevano in consegna i Frame.
Inoltre vi erano i due grandi programmi dell’equilibrio, le divinità di Limbo. Poseidon era un onniscienza Arenty conoscitrice di ogni piano e dedica a tenere l’equilibrio nel mondo. Poi vi era Loke, un Dio Arcon libero, variabile rischiosa ma, secondo i teologi, necessaria per equilibrare l’equilibrio stesso.
I due Programmi Divinità potevano comunicare con i programmi viventi attraverso gli oracoli disposti nelle recondite regioni della struttura virtuale.
Ma anche se Limbo aveva delle regole, rimaneva comunque un mondo virtuale, ed un programma evoluto sarebbe riuscito comunque ad aggirarle. Dentro Limbo veniva chiamata Magia, ma il termine tecnico sarebbe stato “crackare”. Perché è proprio questo che Elenty ed Arcon di un certo livello riuscivano a fare; corrompere i programmi struttura per alterare le regole di un mondo costruito per funzionare in una certa maniera.
E così alcuni Elenty aggirarono il fattore tempo diventando Immortali e qualcuno di loro venne a conoscenza dell’inganno della Rete di Hope.

4.1. L’INGANNO DEI FRAME

All’interno della Rete di Hope si svilupparono due diverse linee di pensiero; una abbracciava la casualità, confidando nell’equilibrio sintomatico di milioni di varianti e forze opposte, l’altra credeva nel grande disegno, uno schema programmato di eventi e previsioni di possibili fallimenti.
L’inganno dei “Frame” fu ovviamente la messa in atto di un piano ideato dai programmatori della seconda linea di pensiero. La realizzazione di questi “back-up” di coscienze umane fu attuata in segreto ed avvenne solo molto tempo dopo la scomparsa degli stessi programmatori. Vennero creati Arenty e Arcon con il preciso compito di copiare gli Elenty, imprigionare la loro copia in un Frame (sotto forma di un oggetto) e consegnarla ad un “Keeper”. Ma questi eventi accorsero solo quando l’input si accese dentro questi stessi programmi viventi (chiamati Framemaker), in un tempo posteriore la scomparsa dell’uomo.
I Framemaker Arenty erano programmati per autodistruggersi subito dopo aver portato a termine la missione. Gli Arcon (si sarebbe preferito utilizzare solo Arenty, ma la missione poteva rivelarsi troppo difficile per un programma privo di coscienza, così si utilizzarono anche alcuni Arcon) invece avevano un “errore di ricordo” che entrava in funzione dopo aver effettuato il Frame e averlo consegnato ad un Keeper, e ciò causava loro la perdita della memoria relativa a quell’evento specifico. Questo accadeva per evitare che l’Arcon stesso rivelasse in un secondo tempo l’accaduto. Infatti per effettuare un Frame, il Framemaker doveva avvicinarsi molto all’Elenty, diventargli amico, e questa amicizia poteva compromettere i piani della Rete di Hope. Se  l’entità Arenty è controllata da una sorta di destino scritto, l’entità Arcon è libera tanto quanto un Elenty, e quindi incontrollabile.

4.2. I PROGRAMMI VIVENTI

ENTITY – è l’esistenza ancora presente nel corpo dell’uomo.
ELENTY – è la copia scaricata in un programma struttura.
ARCON – è una coscienza artificiale, simile a un Elenty ma non di derivazione umana.
ARENTY – è un Entità artificiale non cosciente ma fine a se stessa.
PROGRAMMI VIVENTI – Elenty, Arcon e Arenty sono Programmi Viventi all’interno di Limbo.

Vedi anche Appendici I

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Published in: on dicembre 18, 2009 at 8:45 am  Comments (1)  
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IL DELIRANTE DEMOLITORE DI LIMBO: Il Segreto dei Dowa

Questo racconto, che scrissi circa un anno fa, ha un approccio descrittivo più delucidante riguardo ai “Misteri” di Limbo. Si parla di Sawar, il malvagio Elenty che semina distruzione e morte, ma soprattutto si accenna per la prima volta al “mondo virtuale” creato dalla Rete di Hope, Limbo appunto. Il finale lascia forse un po’ in sospeso il lettore ma era l’effetto che volevo. Perché le storie, anche questa, si possono sempre riscrivere…

IL SEGRETO DEI DOWA

Guardavo il bambino giocare sul prato dietro al villaggio, un piccolo Arcon che rincorreva felice le farfalle. Si libravano sopra le gerbere e le margherite in volteggi precisi, un meraviglioso disegno del caso. Nonostante la visione fosse gradevole, non riuscivo ad ignorare quella sensazione d’artificiosità che trapelava da tutto ciò che mi circondava.
Nascosto al limitare del bosco, tra le rocce ricoperte di muschio e alcuni piccoli alberi di abete, osservavo curioso le vite di quella piccola comunità Arcon, una delle numerose famiglie nomadi di Limbo. Limbo, proprio lui. Quel mondo così ben congeniato, risultato di anni di lavoro e sacrifici, anche i miei. Quasi la memoria si confonde nei remoti inizi di tutto ciò.
Limbo, la giara della coscienza umana, l’eredità della fallimentare storia dell’uomo lasciata nella speranza di un futuro migliore. Ma che importanza aveva ormai tutto questo? Limbo era, nonostante la bizzarra verità che pochi conoscevano, un mondo fatto di uomini, donne, bambini e centinaia di altre creature. Ognuno padrone della sua storia, della sua vita e delle sue ragioni. Nessuno poteva negare questa evidenza.
Gli Arcon avevano gli stessi sentimenti degli Elenty, le stesse necessità. A differenza degli Arenty, possedevano una coscienza propria, ed erano liberi di perseguire qualsiasi scelta. Gli Arcon erano la nuova umanità in un mondo di codici ed impulsi elettrici.
Ma fino a quando sarebbe durato tutto ciò?

Una massiccia figura ammantata di grigio si avvicinò al bosco, attraversando con andatura decisa il verde prato fiorito. Trascinava dietro di se una pesante spada in un fodero rosso legato al fianco, e lunghi capelli corvini gli scendevano dietro la schiena ondeggiando al ritmo del suo passo.
“Tenero Lou, che meraviglia che sei!” pensò Trevor che lo osservava dal limitare del bosco. I due amici si conoscevano dal tempo in cui il robusto uomo delle praterie aveva salvato il mago da un gesto folle, un gesto che aveva il solo scopo di farla finita. Trevor fu tratto in salvo dalle forti braccia dell’Arcon, trascinato lontano da quel fuoco da lui stesso appiccato, in una notte che segnò indelebilmente i destini dei due uomini. Da allora non si erano mai separati. (altro…)

Published in: on dicembre 11, 2009 at 9:20 am  Comments (2)  
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CAPITOLO 9: Nella Tenda di Nicon

In questo capitolo i protagonisti del libro finalmente s’incontrano ed i Misteri vengono in parte rivelati. É un momento importante per la storia perché si forma ufficialmente la compagnia d’avventura, nel classico stile della campaign classic, un vero e proprio “must” della fantasy moderna.

L’illustrazione di Charles Huxley sará disponibile nei prossimi giorni.

Dopo una lunga giornata a cavallo, Nicon ordinò finalmente di innalzare il campo per la notte. Le piane si estendevano fin dove l’occhio si perdeva, in ogni direzione. Era un paesaggio inconsueto per Limbo. Le terre che fuoriuscivano dallo strappo sotto il Sole Azzurro si alternavano in modo del tutto casuale, e solo raramente nascevano distese sconfinate come le pianure del vespro. Per attraversarle totalmente sarebbero state necessarie altre tre intere giornate di marcia.
Jade sperava di poter finalmente chiarire alcuni punti scuri della vicenda. La sera prima Nicon li aveva accolti calorosamente, ma non si era intrattenuto oltre il tempo dei convenevoli. Misar aveva accennato qualcosa, Nicon sembrava aver capito, ed aveva più volte rivolto lo sguardo verso il medaglione. Ma la giornata era stata faticosa e poi c’era la festa, il vino e gli uomini della Gilda che aspettavano il loro capo. Li aveva chiesto di dormire nella sua tenda, un gesto di grande ospitalità, e poi si era dileguato, con la promessa che il giorno dopo si sarebbe intrattenuto con loro più a lungo.
Ma la mattina, poco dopo lo strano incontro con quel ragazzo, la carovana si era messa subito in viaggio. Nicon voleva attraversare le piane al più presto. Non si sentiva sicuro in quel paesaggio così esposto, e quelli erano tempi strani. I Testimoni di Seidon erano diventati astiosi e c’erano stati degli scontri. Nicon si era affacciato nella sua tenda e aveva dato il buongiorno a lei e ai suoi amici. Sarebbero partiti al più presto, e un volta accampati di nuovo avrebbero parlato. Jade adesso ci contava.
Yumo iniziò a montare la tenda, non distante da quella del capo della carovana. Misar lo aiutava mentre Jade accendeva un piccolo fuoco. Non poté fare a meno di notare quel ragazzo in cui era inciampata quella mattina. Si dava da fare, in maniera un po’ maldestra, con un groviglio di funi. Era a pochi passi da lei. I loro occhi s’incrociarono ed entrambi percepirono che non era una coincidenza. Jade si sentì un po’ ridicola e attaccò a parlare.
«Hai bisogno d’aiuto con quelle corde?» chiese.
«No, grazie. Tutto a posto…» rispose Tzadik, continuando il suo lavoro. Ma la situazione lo aveva confuso e le funi si erano aggrovigliate ancora di più. Jade si avvicinò e lui gettò per terra la matassa di corda sbuffando. Poi tutti e due si misero a ridere.
«Che imbranato che sono!» ammise sconsolato il ragazzo.
«Ma no, che dici!» lo confortò lei. Ed insieme, in pochi istanti, disciolsero i nodi.
«Sei un Keeper, vero?» la domanda gli era sorta d’impulso. Non ci aveva neanche pensato, si sentì irriverente, arrossì non riuscendo a capacitarsi del perché gli era uscita dalla bocca. Ma Jade non rimase né sorpresa né tanto meno offesa.
«Peggio di una lanterna nel buio, non credi!» rispose ridendo.
«Che vuoi dire?»
«Il gigante Arenty che non mi lascia sola un momento, il medaglione al collo… Come potrei passare inosservata?»
«Beh, perché dovresti? I Keeper sono rispettati in tutte le terre.»
«É vero, ma hanno anche loro dei nemici. Per questo viaggiano da soli, insieme ai loro Protettori.» Jade si era riaccostata al suo fuoco. Il ragazzo l’aveva seguita a due di passi di distanza.
«Scusami, ma non ce la faccio proprio a resistere. So che non sono affari miei, ma perché siete venuti da Nicon? In tutta Limbo forse è lui l’unico che non vede di buon occhio i Keeper e le leggende della montagna sacra.» Tzadik conosceva bene l’inclinazione del proprio maestro. La Gilda rispettava i Keeper, perché erano Arcon e rappresentavano per ogni Arcon la speranza di un mondo nuovo. Ma gli oggetti di famiglia erano legati agli affari degli Elenty e Nicon provava un odio profondo per i primigeni. Tzadik non conosceva ancora a fondo i Misteri, e sentiva che gli mancava qualcosa per riuscire ad afferrare il senso del disegno.
«Ho bisogno di conoscere i Misteri e nessuno meglio di lui può darmi le risposte che cerco.» Jade si sentiva stranamente tranquilla. Stava rivelando troppo a quel ragazzino? Beh, se anche fosse stato così, sentiva che poteva fidarsi.
«Un Keeper che vuole conoscere i Misteri? Se Tawares lo venisse a sapere ti farebbe togliere l’oggetto.» A queste parole Jade fece un passo all’indietro afferrandosi il medaglione. Ma quello che diceva Tzadik era vero. Per i Testimoni i Keeper erano dei santi, discendenti dei prescelti da Seidon per portare a compimento la grande missione. Ogni Keeper onorava il suo compito con la consapevolezza di essere parte della speranza del popolo Arcon. Quando il tempo dell’Emersione sarebbe giunto e gli oggetti fossero stati portati alla montagna sacra, le antiche città sarebbero tornate ed il mondo si sarebbe finalmente fermato. Chi credeva ai Misteri, da quanto ne sapeva lei, reputava tutta questa faccenda una grossa invenzione.
«É vero quello che dici, ma ho bisogno di sapere…»
La conversazione era terminata ed entrambi lo sapevano. Rimasero ancora un po’ a vedere ardere i tizzoni del fuoco, poi il ragazzo salutò la ragazza e se ne tornò alla sua tenda. Mentre le pianure si coloravano di vermiglione, Jade seppe che il settimo margine stava per finire. Presto Nicon l’avrebbe ricevuta.

Tzadik non perse d’occhio per tutta la sera le due tende vicine alla sua. A destra c’era quella della ragazza, del vecchio e del gigante. Dietro, a una ventina di passi di distanza, si ergeva quella di Nicon. Nel campo c’era un gran movimento, ma quando arrivò l’ora di cena, tutti si ritirarono nelle loro tende, meno che una decina di uomini che avevano il compito di rimanere di guardia. Nelle piane si aggiravano lupi, iene, e altre creature poco amichevoli. Era sempre meglio rimanere all’erta.
Il ragazzo si era sentito subito attratto dalla Keeper, ma non era una questione fisica. Entrambi si trovavo in una fase della loro adolescenza in cui i tumulti emozionali erano una norma, ma tra di loro sembrava esserci qualcos’altro. Era la stessa sensazione che aveva sentito quella notte, svegliato dal sogno in cui Nicon chiedeva il suo aiuto, sotto la montagna sacra. Quel sogno aveva stravolto la sua intera esistenza e con tutta probabilità, se avesse ascoltato nuovamente la sua voce interiore, si sarebbe presto cacciato in una altro bel guaio.
Nell’oscurità rischiarata a tratti dai falò del campo, Tzadik vide i tre stranieri uscire dalla tenda e approssimarsi a quella di Nicon. Le guardie parlarono a bassa voce con la ragazza, poi scostarono le falde che nascondevano l’entrata lasciandoli passare. Il ragazzo si mosse veloce come un gatto. Disse ai suoi compagni di tenda, allievi come lui, che aveva bisogno di un po’ d’aria, e sgattaiolò di soppiatto oltre la visuale delle guardie. Aggirò la tenda in cui era entrata la ragazza, seguita dal vecchio e dal gigante, e si accasciò in un angolo d’ombra dal quale avrebbe potuto origliare indisturbato. Si sentì in imbarazzo solo per un momento, poi le persone all’interno incominciarono a parlare, e lui fece del suo meglio per non farsi sfuggire nemmeno una parola.
«Vorrei innanzitutto ringraziarti per la tua ospitalità. I tuoi uomini sono molto gentili con noi.» Era la voce della ragazza, riconoscibilissima.
«É quello che ci si aspetta, no?» Nicon non perse tempo a manifestare la propria posizione. I Keeper erano ben voluti nella Gilda, ma a lui non piacevano.
«Non c’è bisogno di essere scortesi…» era il vecchio che stava parlando. «Sappiamo che a voi non interessa il compito dei Keeper, ma se siamo venuti a cercarvi e a chiedere il vostro consiglio è perché crediamo che voi siate la persona giusta per parlare di certe cose.»
Dal silenzio che era calato improvvisamente Tzadik intuì che il maestro era rimasto colpito dall’intervento di quell’uomo.
«Ebbene, parlate allora. Come posso aiutarvi?»
La ragazza continuò.
«Recentemente ho avuto in consegna da mio padre l’oggetto di famiglia, il medaglione che porto al collo. Già prima che il passaggio fosse compiuto avvertivo qualcosa di strano, una presenza legata all’oggetto. Misar, fedele compagno di mio padre, mi ha poi rivelato che non era la prima volta che succedeva. Anche mio padre aveva avvertito una presenza strana, legata al medaglione. Dal giorno in cui lo indosso, il volto deforme di un uomo tormenta i miei sogni, e più di una volta ho avvertito il tocco di un’energia aliena, distante e incredibilmente potente. Le storie dei Keeper nella mitologia Arcon non parlano di cose del genere. Noi crediamo che questa presenza abbia a che fare con i Misteri.»
Il volto deforme di un uomo? Chi era quest’uomo? Tzadik accostò l’orecchio alla tenda, rischiando d’inciampare e di rivelare la sua presenza.
«Un Keeper che vuole conoscere i Misteri? Attenta ragazza, l’ignoranza è la migliore amica delle persone semplici. Potresti rimpiangere certe conoscenze.»
«Non ho paura di sapere quello che credi tu. So farmi le mie idee e comportarmi di conseguenza, ma spero di riuscire a far finire i sogni, o almeno a capire da dove vengono.»
«Va bene, ti dirò la verità, perché ragazza, sei libera di pensarla come vuoi, ma ricordati…» la pausa enfatizzò le parole di Nicon, «…quella che ti sto per rivelare è la sola verità.»
Ancora una pausa, e poi il maestro tornò a parlare.
«Probabilmente è l’inizio di un nuovo corso, perciò é bene incoraggiarlo. La presenza che tu senti dentro l’oggetto è l’Elenty a cui esso è legato. Che io sappia non è mai successo che un Keeper riuscisse a sentirla, ma forse sei una ragazza sensibile, o più probabilmente l’Elenty in questione è molto potente. Per quanto incredibile vi possa sembrare, Limbo non è stato creato da Seidon. Seidon, per quanto ne so io, potrebbe anche non esistere. Limbo è la creazione degli Elenty, i primigeni. Essi, per scampare alla distruzione del loro mondo, crearono un luogo d’attesa, un mondo fittizio in cui risiedere fino al giorno dell’Emersione. Se quel giorno arriverà, le essenze vitali degli Elenty, racchiuse negli oggetti di famiglia, lasceranno Limbo attraverso la montagna sacra. Niente città sepolte, nessun miracolo divino. Quando gli Elenty lasceranno questo mondo, Limbo non servirà più al loro scopo, perciò verrà distrutto.»
Le ultime parole di Nicon fecero fatica a prendere significato nella testa di Tzadik. Non ebbe neanche il tempo di reagire. Il maestro tornò a parlare.
«Avrete sentito parlare della magia, ma è probabile che nessuno di voi sappia che cosa sia. La magia esiste perché il mondo in cui viviamo è imperfetto, ed è imperfetto perché è stato creato dagli Elenty. Gli Elenty non sono dei, ma sono uomini come noi, e per quanto possano essere saggi e capaci, il mondo che hanno creato presenta dei difetti. È attraverso questi difetti che il mago manipola la realtà…»
Tzadik avvertì il tipico crepitio che anticipava un incantesimo. Il suo maestro stava dando una dimostrazione delle sue conoscenze magiche. Si augurò che anche lui presto sarebbe stato capace di manipolare la realtà. Era stanco degli esercizi fisici e della spada. Perso in questo pensiero, non si accorse che il lembo di tenda al quale era accostato si era sollevato. Era stata la magia di Nicon a rivelare la presenza del ragazzo.
«Come vedete può risultare molto utile conoscere qualche trucchetto. Il mondo è pieno di topastri ficcanaso.» Le parole del maestro trafissero Tzadik peggio di uno stiletto. Fece due passi dentro la tenda, anche se non aveva ben chiaro quello che avrebbe dovuto fare. Si sentiva gli occhi della ragazza addosso. Il sangue gli pompava in testa. Che figuraccia, pensò.
Ma in quel momento due guardie entrarono nella tenda e l’attenzione degli astanti fu immediatamente distolta. Nicon si voltò verso i due uomini chiedendo le ragioni di quell’incursione. Uno dei due parlò.
«Due persone si sono avvicinate al campo; un uomo anziano ed un ragazzo.»
«Chi sono?» la domanda di Nicon era incalzante.
«Il vecchio dice di chiamarsi Rivier. Il ragazzo invece Mylo. Dicono di avere delle informazioni importanti.»
«Offrite loro ospitalità e diteli che li raggiungerò al più presto, appena avrò finito con queste persone» ordinò il capo della gilda. Ma i due uomini rimasero fermi. Parlò il secondo, questa volta.
«Il vecchio sembrava impaziente di comunicare il messaggio. Ci ha detto che è una questione di vita o di morte.»
Nicon sbuffò. Era irritato e non  aveva premura di nasconderlo.
«Va bene allora! Fateli venire qui!»
Nel frattempo Tzadik era rimasto immobile, in attesa di conoscere il suo destino. Un affronto del genere poteva costare l’espulsione dalla gilda, ma il maestro non sembrò badare a lui. Si mise a camminare avanti e indietro nella tenda, in attesa che questi due nuovi misteriosi personaggi facessero il loro ingresso.
La ragazza e i suoi amici rimasero in silenzio, anche loro in attesa. Tzadik non sapeva cosa gli sarebbe aspettato, ma di una cosa era certo: la sua voce interiore lo aveva cacciato in un altro guaio.
Nel momento in cui Rivier fece il suo ingresso, preceduto dalle due guardie, Nicon scartò di lato ed estrasse la sua spada. Nei suoi occhi baluginò un lampo d’odio. Tra i denti sibilò le parole: «Tu, qui!»
Jade indietreggiò e Yumo le si piazzò davanti. Il gigante estrasse l’ascia, pronto a colpire. Le guardie si fecero di lato ed estrassero anche loro le armi. Nella tenda le fiamme delle lanterne sembravano si fossero smorzate da sole. Un manto d’ombra calò improvvisamente sulla scena.
«Che succede?» domandò Misar rivolto al capo della gilda.
Rivier si era fermato davanti all’ingresso, con Mylo accanto. Teneva le mani alzate in segno di resa, e sul suo volto placido gli si era dipinto un sorriso. Nicon però non ci badò.
«Che ci fai tu qui?» domandò, rimanendo in guarda con la spada.
«È  una questione importante, Arcon. Meglio che abbassi quella lama.» Anche Mylo rimase sorpreso da quelle parole. Non erano state pronunciate dalla voce del maestro Rivier, ma da una potenza che trascendeva la sua stessa immaginazione. Si voltò e vide il vecchio illuminarsi, un riverbero dorato che si spanse attraverso la tenda, scacciando le ombre. Tzadik aveva la bocca aperta, Jade era paralizzata, Misar mormorava tra se una preghiera a Seidon. Nicon rimase al suo posto, ma la spada gli si abbassò, e lui fu incapace di trattenerla. Yumo fu l’unico a rimanere impassibile, l’ascia pronta a scattare.
«La gilda è in pericolo. Tra due giorni al massimo il vostro manipolo verrò attaccato di sorpresa dai testimoni di Seidon. Non una semplice guarnigione, ma l’intero esercito guidato dal primo ministro Tawares in persona. Non è necessario avercela con noi. Portiamo solo il messaggio…» La luminescenza si abbassò. L’ombra tornò e poi si dissolse. Le luci nella tenda erano ritornate a fare il loro dovere, ma ancora nessuno si muoveva. Tutti sembravano attendere la reazione di Nicon.
«E perché dovrei credere alle parole di un Elenty?»
Il mistero era stato svelato. I presenti ci erano quasi arrivati da soli, ma quelle parole avevano distolto totalmente il velo. Quel vecchio era un Elenty, un primigenio, una delle creature più antiche di Limbo.
«Nicon, conosco la tua visione e so cosa pensi degli Elenty, ma so anche che sei un Arcon saggio e dai buoni propositi. Se Tawares sgomina la gilda, e ti assicuro che con gli uomini che ha raccolto al suo seguito riuscirà sicuramente a sconfiggervi, sarà un male per tutti. Le credenze degli Arcon prenderanno il sopravvento. Tawares cova in segreto una follia: distruggere il guardiano di Mountoor. Questo significherebbe la fine di Limbo.»
«Perché mai farebbe una sciocchezza simile?» domandò Nicon, incredulo.
«Lui crede che egli sia un demone al servizio di Kyos e che una volta rimosso arriverà il tempo dell’Emersione, i Keeper potranno recapitare gli oggetti sacri alla montagna e le antiche città torneranno dagli abissi. Sai bene che è tutta un’illusione…»
Nicon annuì, ma non disse niente. Rivier continuò a parlare.
«Se il gigante viene debellato, ed è comunque molto difficile che succeda, più nessuno proteggerà Limbo dai demoni esterni. Il Guardiano, come sai, non è solo uno strumento legato all’Emersione, ma è anche il custode del portale esterno…»
Rivier disse molte altre cose, ma i tre ragazzi, che si erano finalmente incontrati, non capirono quasi più nulla. In quella tenda si stavano prendendo delle grandi decisioni. Un pericolo gravava su Limbo, strani meccanismi erano stati innescati. Jade, Tzadik e Mylo, tutti e tre, capirono una cosa all’istante. In quella tenda le loro vite si erano intersecate, perché un disegno stava prendendo forma.
Poi Jade si accasciò per terra. Nicon e Rivier smisero di parlare, entrambi sorpresi dall’evento. Misar e Yumo si chinarono sul corpo della giovane Keeper.  Respirava ancora. Appena un alito di vita…

Continua la prossima settimana…

Published in: on dicembre 4, 2009 at 8:44 am  Comments (2)  
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