CAPITOLO 8: Chiacchiere e un sorso di birra

Mylo contava le pause ed i margini che componevano la giornata. Le guardie Arenty non avevano più bisogno di tenerlo d’occhio. Solo nella tenda, attendeva il ritorno del maestro, dileguatosi al mattino insieme a Tawares, primo ministro dei Testimoni di Seidon. Aveva smesso di porsi domande. Gli avevano fatto rientrare il mal di testa e si era sentito uno sciocco. Uno strano senso di abbandono aveva preso il posto della frustrazione. Adesso non temeva più per la sua vita, per questo gli era più facile lasciarsi andare.
Si era invece concentrato sul crepitio, improvvisando parole e gesti legati a dei piccoli incantesimi di sua conoscenza. Aveva provato a smorzare il rumore, ad evocare il potere sottilmente, schermando, mutando, offuscando l’eco della magia, come aveva visto fare al suo maestro il giorno prima. Nella semi oscurità della tenda era stato cauto, ed era riuscito anche ad ottenere alcuni risultati positivi. Se qualcuno lo avesse sorpreso a manipolare la realtà si sarebbe cacciato nuovamente nei guai.
«Non passa giorno senza che tu riesca a sorprendermi.» La voce era quella di Rivier, ma il maestro fece il suo ingresso solo dopo aver terminato la frase. Mylo sobbalzò, nascose le mani impegnate in strani gesti e solo dopo essersi reso conto che la voce era quella del suo amico riuscì a riprendere fiato.
«Mi hai spaventato» ammise.
«Ti sei messo comodo, vedo…»
«Beh, ho pensato di esercitarmi un po’, visto come si sono messe le cose. Ho fatto attenzione.»
«Non ne dubito. Sei davvero bravo.»
Mylo distolse lo sguardo, imbarazzato dal complimento.
«Io riesco a sorprenderti? Invece tu!»
«Che vuoi dire?» La domanda di Rivier era divertita.
«Che cos’è questa storia con Tawares? Da quanto lo conosci?»
«Più o meno, da stamattina…» rispose il maestro strizzando l’occhio.
«Lo hai incantato? Come?»
«Ma quante domande, ragazzo. Mi stai facendo venir sete. È rimasta un po’ di quella birra?»
Rivier si riempì il boccale. La birra era ormai diventata un brodo insapore, ma la buttò giù con gusto, poi si pulì la bocca con la manica della tunica e riprese a parlare.
«Ieri notte gli ho mandato un sogno, un disegno abbastanza intricato e alquanto verosimile. Stamattina si è svegliato convinto di avere un grande amico di nome Rivier, compagno di avventure e uomo integerrimo, devoto naturalmente al divino Seidon.  Quando ci è venuto incontro mi ha riconosciuto ed ha preteso che lo accompagnassi nella sua tenda. Forse sarebbe stata meglio la gogna. Non la finiva più di parlare… Perché non vai dalle guardie a chiedere di riempirti la brocca?»
Mylo scosse la testa e non rispose. Afferrò la caraffa ed uscì nel paesaggio vespertino del primo margine della notte. Le due guardie Arenty di sua conoscenza stavano in piedi davanti al fuoco. Li si avvicinò e chiese dell’altra birra. Quelli scattarono veloci per ubbidire all’ordine. Come potevano cambiare le cose con l’aiuto di un briciolo di magia, pensò Mylo mentre tornava verso la tenda con la brocca piena di birra schiumante. Per questo bisognava fare molta attenzione ad usarla. Era la prima regola del mago.
Rivier si era messo comodo. Aveva acceso la pipa e guardava fuori, attraverso uno spiraglio nella tenda. Seguiva la scia della cometa Clessidra che segnava il passaggio di quella ventottesima stagione. E stagione dopo stagione passavano i cicli di Limbo, tutti uguali eppure ognuno diverso dall’altro. Montagne, valli e fiumi nascevano dallo strappo del sole azzurro, e nello stesso tempo il sole rosso fagocitava le terre in abbondanza. Un cerchio perfetto, un meccanismo troppo preciso per non accreditarlo ad una divinità.


«Ecco la birra.» Mylo posò la caraffa sul tavolo accanto a Rivier. Il maestro se ne versò subito un boccale.
«Da non credersi, non ti pare?» domandò, bagnandosi le labbra.
«Che cosa?»
«La cometa. Precisa come un orologio.»
«Un orologio? E cosa sarebbe?»
«Lascia stare…» Rivier fece un gesto noncurante con la mano, poi proseguì.
«Il crepitio invece, di quello mi va di parlare. Sei stato bravo a smorzarlo con quella tecnica, ma potresti fare meglio…»
«Come?» Mylo si sporse in avanti, bramoso di conoscenza.
«Non devi pensarci. Devi lasciare che l´incantesimo ti scivoli via dalle mani e dalla bocca. È la tensione che provoca il crepitio. Quando l´incantesimo è complesso diventa pressoché impossibile farne a meno, ma con quelli più semplici ti puoi allenare.»
«Non devo pensarci? Ma se non ci penso non so più quello dico» obiettò Mylo.
«È come se cercassi di ingannare te stesso, come se ti mentissi. La migliore bugia è quella alla quale crede anche il bugiardo, non ti pare? Ricorda, usare la magia è un po’ come barare.»
Mylo rimase in silenzio, cercando di riordinare nella sua testa quelle nozioni. Il maestro si alzò dalla sedia nella quale era sprofondato e si sporse fuori dalla tenda, come per controllare che nessuno si trovasse nei paraggi. Quando rientrò il suo tono era cambiato e la sua voce  era diventata poco più di un sussurro.
«Sembra che il nostro caro amico Tawares abbia voglia di mettere mano alle armi. Finalmente mi spiego questa adunanza nelle pianure.»
«Che cosa vuoi dire?» Anche Mylo aveva abbassato la voce.
«Sono diversi cicli che i Testimoni girano Limbo in lungo e in largo portando la parola di Seidon. In principio erano solo poche comunità, neanche armate, ma col tempo sono diventate delle vere e proprie guarnigioni. Si sono moltiplicate e organizzate, ma solo raramente si sono riunite come in questa occasione. Sembra che Tawares voglia sgominare una volta per tutte la Gilda di Nicon, e ha intenzione di usare ogni forza a sua disposizione per portare a termine l´impresa.»
«La Gilda di Nicon? Gli eretici?»
«Si. Conosco bene Nicon, e anche se non gli piaccio riconosco che è un uomo nobile. Ha le sue convinzioni ed io non desidero certo cambiargliele. Ma una cosa è certa; anche se Tawares potrà contare su un esercito molto più numeroso, non gli sarà facile sbaragliare la Gilda. Nicon è un ottimo mago, e con lui ce ne sono diversi capaci di manipolare la realtà.»
«E noi da che parte stiamo?» Mylo non fece niente per nascondere la sua confusione.
«Noi stiamo dalla nostra parte, Mylo. Tawares è un uomo pericoloso. I Testimoni di Seidon stanno espandendo troppo  il loro credo e ciò non è un bene per l´equilibrio di Limbo. Ricorda, l´equilibrio è tutto. Se Nicon cadrà, le ideologie Arcon penderanno inesorabilmente verso la mitologia classica. Ogni forma di magia sarà bandita e chissà cosa succederà poi. Magari a Tawares gli verrà in mente di fare guerra allo stesso Guardiano di Mountoor…»
Il gigante della montagna sacra. Mylo ne aveva sentito parlare. La creatura più potente di Limbo, legata in qualche modo ai Misteri. Ma nella mitologia Arcon era visto come un demone dagli occhi di fuoco, per metà uomo e metà uccello. Il suo sguardo poteva pietrificarti e la sua voce portarti alla follia.
«Allora dobbiamo avvertire la Gilda» esordì il ragazzo, preda di un’improvvisa illuminazione.
«Esatto, ma temo che non riusciremo comunque ad evitare lo scontro. Gli uomini di Tawares tengono sotto controllo gli eretici. Sono accampati da qualche parte su queste piane, non ha voluto rivelarmi l’esatta posizione. Potrei usare un incantesimo per scoprire dove sono, ma farebbe troppo rumore. L’unica alternativa è quella di uscire dal campo, ma la cosa potrebbe insospettire lo stesso Tawares. D’altronde non credo ci resti altra possibilità. Se la Gilda viene attaccata di sorpresa, le sorti dello scontro potrebbero volgere a favore dei Testimoni.»
«Ma come facciamo ad allontanarci dal campo senza essere scoperti? I senza cuore non ci tengono più d’occhio, ma se ne stanno svegli tutta la notte, ed hanno sensi affilati, quelli!» A Mylo venne voglia d’imprecare, ma si trattenne.
«Non preoccuparti. Riuscirò a schermare le nostre immagini. Un trucchetto che non attirerà molta attenzione.» Rivier strizzò l’occhio al ragazzo. Era deciso. Quella notte sarebbero fuggiti.

Scarica l’illustrazione in alta definizione

Annunci
Published in: on novembre 20, 2009 at 8:23 am  Comments (2)  
Tags: , , , ,

The URI to TrackBack this entry is: https://limbo2009.wordpress.com/2009/11/20/capitolo-8-chiacchiere-e-un-sorso-di-birra/trackback/

RSS feed for comments on this post.

2 commenti

  1. […] Adesso non temeva più per la sua vita, per questo gli era più facile lasciarsi andare… continua… « Prima L’UNIVERSO IMMOBILE Novembre 19, […]

  2. […] Mylo contava le pause ed i margini che componevano la giornata. Le guardie Arenty non avevano più bisogno di tenerlo d’occhio. Solo nella tenda, attendeva il ritorno del maestro, dileguatosi al mattino insieme a Tawares, primo ministro dei Testimoni di Seidon. Aveva smesso di porsi domande. Gli avevano fatto rientrare il mal di testa e si era sentito uno sciocco. Uno strano senso di abbandono aveva preso il posto della frustrazione. Adesso non temeva più per la sua vita, per questo gli era più facile lasciarsi andare. Si era invece concentrato sul crepitio, improvvisando parole e gesti legati a dei piccoli incantesimi di sua conoscenza. Aveva provato a smorzare il rumore, ad evocare il potere sottilmente, schermando, mutando, offuscando l’eco della magia, come aveva visto fare al suo maestro il giorno prima. Nella semi oscurità della tenda era stato cauto, ed era riuscito anche ad ottenere alcuni risultati positivi. Se qualcuno lo avesse sorpreso a manipolare la realtà si sarebbe cacciato nuovamente nei guai. «Non passa giorno senza che tu riesca a sorprendermi.» La voce era quella di Rivier, ma il maestro fece il suo ingresso solo dopo aver terminato la frase. Mylo sobbalzò, nascose le mani impegnate in strani gesti e solo dopo essersi reso conto che la voce era quella del suo amico riuscì a riprendere fiato… continua… […]


I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: