IL PORTATORE DEL BRACCIALE

Questa settimana il progetto “Limbo” presenta un racconto breve scritto nel 2006 che gira intorno ai misteri e al significato degli oggetti di famiglia. L’immagine di Charles Huxley legata al racconto sarà pubblicata la prossima settimana. Nel frattempo ho allegato un suo vecchio lavoro.
Il romanzo “Limbo” tornerà venerdì prossimo con il sesto capitolo.
Buona lettura.

racconto limbop

Il cielo era plumbeo e gravido di pioggia, ma c’erano riverberi rosati che lampeggiavano dietro le nubi, segno che il paesaggio sarebbe cambiato e che una notte priva di astri si prospettava, ospite la solitaria cometa che scandisce il tempo di Limbo. Clessidra la chiamavano, la luce che naviga il cielo scandendo le stagioni.
Neve procedeva lentamente in sella al suo cavallo, discendendo la montagna appena valicata. Il sentiero lo stava accompagnando verso le terre del sole rosso, oltre Mountoor, la montagna che segnava i cicli del mondo.
Desiderava da tempo rivedere le terre in cui era nato, le praterie all’ombra delle Montagne del Vespro, un paesaggio incantevole in cui le luci del cielo si rincorrevano in sfumature calde tra il giallo, il rosso e il blu più profondo. Un tramonto eterno, alternato a delle notti di luna bianca, dava il nome a quelle montagne che come un drappo nascondevano il Mare Infinito di Limbo. Oltre la distesa azzurra increspata di onde continue, il riflesso in due specchi paralleli del solito paesaggio dava il nome a quel mare; Infinito.
Mentre discendeva l’altura, Neve giocherellava col bracciale di famiglia, un drago dorato attorcigliato su se stesso con due rubini per occhi. Era un oggetto alquanto vistoso, complice il suo evidente valore. Ma in realtà un oggetto di famiglia non ha mai un valore perché venderlo è inammissibile, il gesto più degradante che un uomo possa compiere.
Suo padre glielo aveva cinto intorno al polso molte stagioni prima, quando i suoi occhi grigi lentamente si spegnevano su questo mondo per riaprirsi da qualche altra parte. Da allora Neve non se l’era mai tolto, e mai lo avrebbe rimosso se non in punto di morte, consegnandolo nelle mani di Jill, la figlia di sua sorella Violet, prima discendente della sua famiglia. Ma se fosse giunto il tempo dell’Emersione, come gli aveva spiegato il padre, avrebbe dovuto esaudire il suo ultimo desiderio, una missione piena di mistero della quale Neve non desiderava conoscere più di quel poco che sapeva. Nel momento in cui il sole e la luna si fossero congiunti dando vita ad un nero astro che risucchia la luce, il tempo dell’Emersione sarebbe giunto, ed allora quel bracciale doveva essere consegnato nelle mani del guardiano di Mountoor.
Era totalmente assorto in questi pensieri quando il cavallo nitrì improvvisamente, scartando di lato in un movimento che per poco non disarcionò il suo cavaliere. Neve riprese subito il controllo del suo destriero,  ma quando rialzò lo sguardo venne colto dalle vertigini. Il mondo intorno a lui si oscurò per un istante mentre un suono lancinante, come metallo e vetri in frantumi, attraversò la sua testa lasciandolo senza fiato.
Quando riprese coscienza dei suoi sensi si ritrovò con la faccia nella polvere ed i muscoli inerti. Poteva solo avvertire le presenze sopra di lui, due uomini le cui auree erano così potenti da distorcere l’etere intorno a loro.
Neve, capace appena di respirare, poté soltanto ascoltare le parole dei due uomini che stavano disegnando il suo destino.
«Allontanati da lui!»
«Chi credi di essere tu per dirmi cosa devo o non devo fare?»
«Io sono la cosa giusta.»
Le due voci erano completamente diverse. La prima era priva di emozioni, l’altra fin troppo appassionata.
«Tu sei solo un disegno, niente più. Quel bracciale mi appartiene, è mio. Anzi, quel bracciale sono Io!»
«No. Quel bracciale eri Tu prima che questo mondo ti corrompesse, prima che tutto questo avesse inizio.»
«Misero Arenty, credi di potermi fermare? Tu non puoi neanche immaginare la forza che mi spinge verso quell’oggetto.»
«Quella forza di cui parli è fittizia. Tu puoi continuare a vivere la tua vita anche senza quel bracciale. Non c’è niente che ti leghi a lui. Non più!»
Adesso le voci erano molto vicine, sovrastavano il corpo e la mente di Neve che immobile cercava di afferrare il senso di tutto ciò.
«Come potrei vivere ignorando la presenza di quel bracciale? È la testimonianza dell’inganno che noi Elenty abbiamo subito. Non capisci? Già, ma come potresti mai capire tu…»
«Io non capisco. Io so! So qual’è la cosa giusta da fare, ed è proteggere il portatore del bracciale per il bene di tutti.»
Ci fu un momento di silenzio, mentre le due figure parevano studiarsi. Si muovevano in cerchio, sollevando nuvole di polvere attorno al corpo inerte di Neve.
«La cosa giusta? Non esiste nessuna cosa giusta. Questo dannato mondo finirà prima o poi, e tutto sarà stato inutile. Quindi facciamola finita e incrocia la tua spada, tanto so già che non ti farai mai da parte.»
«E come potrei. La mia esistenza è volta a questo momento. Lasciami però un ultima parola prima di combattere. Un giorno la vita contenuta in quel bracciale aprirà gli occhi su un mondo nuovo, un mondo vero, e quando questo accadrà tu ti risveglierai e Limbo non ti sembrerà altro che un brutto sogno. Sei sicuro di non volerci credere più?»
Ci fu un’altra pausa di silenzio in cui Neve poté distinguere i respiri degli uomini che si fronteggiavano. oi un sussurro pronunciò le ultime parole prima dello scontro.
«No, non ci credo più!»
Due urli profondi e disperati precedettero lo schianto delle lame lanciate in due potenti fendenti. Lo scontro di quelle spade, sicuramente di origini magiche, portò il definitivo oblio nella mente di Neve.
Vagò in un sogno leggero, fatto di filamenti luminosi e visioni di sistemi binari, immagini che non riusciva pienamente a capire ma che seguivano i bizzarri ragionamenti dei due uomini che combattevano sopra di lui.
Poi sentì il suo corpo cadere per un tempo indefinibile, per atterrare infine dentro una scura pozza d’acqua che si andava allargandosi a causa della pioggia battente che vi cadeva. Per un momento temette di affogare, ma come succede sempre nei sogni, l’attimo prima di morire riaprì gli occhi sul mondo.
Neve era ancora riverso a terra nello stesso punto in cui era caduto da cavallo, sotto una pioggia torrenziale che lasciava distinguere appena il paesaggio.
A fatica riuscì a rialzarsi in piedi, e subito si accorse dell’uomo che giaceva a pochi metri da lui. Riverso al suolo, il corpo senza vita di uno dei due guerrieri era privo di testa.
Quando Neve si avvide di non indossare più il bracciale seppe a quale voce apparteneva quel corpo.

Norg – Agosto 2006

Scarica l’illustrazione in alta definizione

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Published in: on ottobre 16, 2009 at 7:20 am  Comments (2)  
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2 commenti

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  2. […] Il cielo era plumbeo e gravido di pioggia, ma c’erano riverberi rosati che lampeggiavano dietro le nubi, segno che il paesaggio sarebbe cambiato e che una notte priva di astri si prospettava, ospite la solitaria cometa che scandisce il tempo di Limbo. Clessidra la chiamavano, la luce che naviga il cielo scandendo le stagioni… continua… […]


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